PERCHE' PINCOPANCO

 

Pincopanco è uno dei due corpulenti gemelli del celebre cartone animato Alice nel paese delle meraviglie della Disney. Nelle traduzioni italiane del romanzo di Lewis Carroll la coppia compare con vari nomi differenti (“Pizzicotto”-“Pizzichino”, “Dindino”-“Dindello”, ecc). Nell’originale invece Pincopanco si chiama “Tweedledum” ed è presente insieme a suo fratello “Pancopinco”-“Tweedledee” nella continuazione del famoso romanzo: Alice attraverso lo specchio. Questa masnada di nomi rende già tutto surreale: la metà di un doppio con molteplici denominazioni.

In ogni modo la coppia è ripresa da una vecchia filastrocca inglese. L’autore della poesia comica,  John Byrom, desiderava deridere le polemiche tra i musicisti George Frederick Händel e Giovanni Bononcini. La leggenda vuole che i due musicisti rivali fossero, a livello estetico, pressoché identici, per un casuale, quanto beffardo, destino della sorte. La coppia di sosia viene quindi ribattezzata “Tweedledum” e “Tweedledee”, ad imitare il suono di una nota bassa “dum” e di una nota alta “dee”, ma con il medesimo prefisso iniziale. Ad un’ottava di distanza, i litigi tra i due si sprecavano.

“Tweedledum” e “Tweedledee”, sono pensati da Lewis Carroll e dal suo illustratore John Tenniel come speculari: uno porge la destra e l’altro la sinistra. Quando Alice li incontra i due raccontano una storia quella del Tricheco, il Carpentiere e le ostrichette. Qualcuno ha visto nel Tricheco una caricatura del Buddha e nel Carpentiere una parodia di Cristo. In realtà Carroll aveva lasciato libertà all'illustratore di scegliere l’amico del Tricheco tra una farfalla, un baronetto e appunto un carpentiere. Quindi nessuna critica ai pifferai magici delle religioni costituite.

Cosa resta? Restano due personaggi identici e simmetrici, “Tweedledum” e “Tweedledee”, Pincopanco e Pancopinco, che raccontano la storia di due personaggi antitetici e contrapposti, il Tricheco e il Carpentiere. Questi ultimi si portano appresso una quadriglia dietro l’altra di piccole ostriche per poi, accomodati su uno scoglio, papparsele tutte. Il Tricheco ne mangia di più ma è contrito, il Carpentiere ne mangia meno ma non è dispiaciuto.

Alice non sa chi sia il meno peggio dei due e oscilla tra simpatizzare un pochino per il Tricheco e per il Carpentiere per poi arrivare alla conclusione: sono entrambi antipatici. E neppure i narratori nella narrazione, Pincopanco e Pancopinco brillano per simpatia. E anche quello che ci raccontano non ha un senso compiuto. La morale è forse ragionare di testa propria e non correre dietro ai demagoghi e agli arruffapopoli.  Forse. Ma il nonsense regna sovrano.

Non c’è alcun senso nella microstoria del Tricheco e nel Carpentiere e probabilmente neppure nella macrostoria di Alice. Quello che importa è che torni la questione metrica, che i personaggi siano riusciti e che i bambini e gli adulti si divertano. Però, già che ci siamo, si potrebbe fare un tentativo: provare ad essere monotipi, pezzi unici, non ostrichette al passo d’oca, dietro a due sobillatori. Ed è questo che Pincopanco vuole raccontare: le storie delle ostriche ribelli.