L'ENCICLOPEDIA DELL'ECCENTRICO

 
 
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Il sottotitolo del tuo vascello virtuale recita “L’enciclopedia dell’eccentrico”. Perché? 

Innanzi tutto avrebbe potuto chiamarsi “L’antologia dell’eterodosso”, “Lo zibaldone dell’anticonvenzionale” o “La miscellanea dell’anomalo”. Ma nella vita occorre fare delle scelte. E quindi la preferenza è ricaduta su “L’enciclopedia dell’eccentrico”.

 

Ma perché realizzare un’enciclopedia dell’eccentrico? 

Perché là fuori, nel mondo, ci sono troppi soldatini in riga, troppi polli d’allevamento in batteria. Talmente tanti che per trovare il soldatino di piombo zoppo o la gallina dalle uova d’oro occorre munirsi di lanternino e lente d’ingrandimento. 

 

Ok, ma perché catalogarli in un’enciclopedia?

Beh, innanzi tutto avremmo potuto chiamare questo contenitore “Il compendio della stravaganza”, “Il florilegio del bizzarro” o “La raccolta dell’insolito”. Ma nella vita occorre fare delle scelte. E quindi la preferenza è ricaduta su “L’enciclopedia dell’eccentrico”.

 

E questo lo abbiamo capito… ma perché farlo?

Chi sostiene che la realtà superi la fantasia difetta in creatività e si rifugia nel mondo reale per fuggire all’immaginazione. Un eroico manipolo di uomini e donne hanno invece cercato di erigere torri di babele per raggiungere l’iperuranio del meraviglioso. E bisogna rendere loro omaggio.

 

Oh bene. E l’idea di catalogare gli eccentrici in modo enciclopedico come nasce?

Naturalmente avremmo potuto chiamare il nostro bugigattolo “La collezione del bislacco”, “La selezione dello strampalato” o “La collana del curioso”. Ma nella vita occorre fare delle scelte. E quindi la preferenza è ricaduta su “L’enciclopedia dell’eccentrico”.

 

Ah se è per questo, si sarebbe potuta chiamare “Il dizionario dello scriteriato”, “La sintesi del lunatico”, “Il glossario dell’anticonformista”, “Il vocabolario dello strambo”, “Il sussidiario dello sconclusionato”, “Il manuale dell’atipico”, “Il sunto dello scombinato”…

E ancora: “Il repertorio del fantastico”, “Il catalogo dello straordinario”, “Lo schedario dell’estroso”, “L’archivio dell’inconsueto”, “L’inventario del balzano”, “L’elenco dell’originale”, “Il riepilogo del delirante”, “Il riassunto del singolare”, “Il sommario dell’immaginifico”…

 

Ora che abbiamo elencato tutte le varianti possibili, vogliamo dire l’ultima ragione d’essere?

No, manca ancora “L’assortimento del peculiare”. Comunque resta una questione importante dar voce alle esperienze dei matti e dei folli, dei naïf e degli outsider, dei pazzi e dei pazzoidi in un’enciclopedia disordinata, irregolare e scomposta. Ma non si sa perché.