Waspman: il tributo degli Who a Link Wray

Waspman: il tributo degli Who a Link Wray

Il 1972 è un anno interlocutorio per gli Who: metà del gruppo si prende un periodo di riposo e l’altra metà si dedica a progetti individuali. Mentre Roger Daltrey si concentra sul secondo matrimonio e Keith Moon si diverte in una serie di feste, Pete Townshend pubblica il suo primo disco da solista Who Came First e John Entwistle il suo secondo album in proprio, Whistle Rymes. Tra il ridimensionamento dell’ambizioso progetto Lifehouse in Who’s Next e la trasformazione della vaga bozza di Rock Is Dead-Long Live Rock in Quadrophenia, la band dà alle stampe, nel corso del 1972, due soli 45 giri. I lati A sono occupati da "Join Together" e "Relay", due brani maggiori estrapolati dalle due scalette abortite, e sui lati B trovano posto una cover live di “Baby Don't You Do It” di Marvin Gaye e il semi-strumentale originale “Waspman” dedicato a Link Wray. Per la sua natura di pezzo minore di una fase di transizione, “Waspman” viene solitamente trascurato. Eppure l’episodio secondario nella produzione della band presenta caratteristiche intriganti e risulta paradigmatico della riscoperta del rock’n’roll degli anni ‘50.

Da My Generation a Quadrophenia, la musica della band subisce numerosi cambiamenti, dall’r’n’b iniziale all’art rock di arrivo, attraverso un percorso di crescente interesse per apparecchiature elettroniche e opere a tema. Gli Who frequentano il genere strumentale fin dagli esordi e inseriscono di tanto in tanto un brano senza cantato nei loro dischi ma nel corso degli anni muta l’approccio al genere. All’interno delle strutture dei concept album, gli strumentali “Sparks” e “Underture” di Tommy e "Quadrophenia" e “The Rock” di Quadrophenia risultano pezzi complessi e compositi. In My Generation e sul lato B di “Pinball Wizard”, trovano spazio invece due brani di funambolico rock’n’roll strumentale: “The Ox” eDogs Part Two”. Se nel primo caso distorsione e tremolo ancorano il brano al garage di inizio anni ‘60, nel secondo episodio la chitarra indugia nell’assolo e di dirige verso i lidi hard di fine decennio. La stramberia psichedelica "Cobwebs and Strange" da A Quick One rappresenta un caso a parte, una sorta di terza via tra il rock’n’roll scalcinato e scalpitante degli esordi e i brani complessi e articolati dei concept.

Il rock strumentale, americano e inglese, esercita un’influenza determinante sugli Who fin dal debutto e Wray è un punto di riferimento per Townshend già all’epoca della sua formazione. Dal 1966 al 1971, la band ha compiuto, sotto l’egida del suo principale compositore, un percorso di evoluzione verso forme meno immediate ma intorno al 1972 si verifica un’inversione di rotta. Già in precedenza, il ritorno alle radici di Bob Dylan con John Wesley Harding del 1967 ha innescato una virata verso la tradizione della scena internazionale e la ricomparsa di Elvis Presley al Comeback Special del 1968 ha generato un piccolo revival rockabilly. Tra il 1968 e il 1971, accanto a psichedelia e progressive, si riaffacciano così country e blues, soul e rock’n’roll e si cerca di innestare alcune innovazioni maturate durante la fase modernista del 1965-1967 in strutture musicali del passato. Se in America, nel 1972, Lenny Kaye cura la pubblicazione di Nuggets, la principale antologia di musica garage, l’anno successivo in Inghilterra David Bowie mette insieme in Pin Ups una serie di cover dell’epoca d’oro della Swinging London.

Sempre nel 1973 Entwistle pubblica il suo terzo disco da solista, Rigor Mortis Sets In, un tributo al rock’n’roll degli anni ‘50 e Townshend trasforma il progetto Rock Is Dead-Long Live Rock in Quadrophenia, un omaggio alla cultura mod di inizio anni ‘60. Da una parte si tratteggia un’atmosfera crepuscolare, dall’altra si vuole ritornare all’epoca dell’innocenza perduta. In quella stagione, Bowie e T-Rex fanno impazzire i giovani con un genere fresco e immediato ma debitore alla musica di un decennio prima mentre i Rolling Stones e i Faces propongono un rock basico e semplice, molto lontano dalle complessità del prog e non del tutto assimilabile all’estetica hard. Come eventi a margine della breve stagione, si collocano il tentativo dei Beatles di riportare le lancette al biennio 1962-1963 con il Rooftop Concert, e la celebrazione della musica di metà anni ‘60 messa in scena da Bowie al The 1980 Floor Show. A fianco di queste esperienze, si snoda il personale percorso a ritroso degli Who: il ricordo degli esordi e il desiderio di ripartenza si intrecciano a un alto tasso di ironia a una certa dose di emotività.

Nel resto della scena, a dieci anni dagli scontri tra mod e rocker, si fanno strada reinterpretazioni di entrambe le sottoculture. Tra Alvin Sturdust e Gary Glitter risulta vincente l’originale rilettura del rock’n’roll acrobatico portata avanti da Elton John mentre tra Slade e Mott the Hoople, resta memorabile l’aggiornamento dell’anelito modernista operato dai Roxy Music. In una dinamica non priva di contraddizioni, il glam non è solo lambito dall’onda lunga della diatriba tra mod e rocker ma è anche affiancato da due nascenti sottogeneri debitori a entrambe le sottoculture di dieci anni prima: il bovver rock e il pub rock. Il piglio rude di Jook e Dr. Feelgood ha affinità e divergenze con lo stile glam di Bowie e Bolan e rappresenta un anello di congiunzione tra la generazione della Swinging London di Who e Kinks e quella del punk 77 di Clash e Jam. Gli Who tra Lifehouse e Rock Is Dead-Long Live Rock vivono a pieno questo strano periodo della musica rock, diviso tra ostentazione di machismo o gaytudine, tra nostalgia per mod o rocker, tra la tentazione di tornare al passato e la voglia di spingersi verso il futuro.

In questo contesto si inserisce il semi-strumentale “Waspman”: registrato dagli Who nel 1972 agli Olympic Sound Studios di Londra, è un brano scritto da Entwistle o Townshend ma accreditato a Moon probabilmente per onorare la regola secondo la quale ogni membro della band avrebbe dovuto risultare responsabile di almeno due lati B di 45 giri. Conservando il riferimento al mondo animale di “Dogs Part Two”, in un cammino all’indietro dall’hard rock al al garage, il nuovo brano si ricollega musicalmente a “The Ox”. “Waspman” è un esplicito tributo all’incedere maestoso e ipnotico di “Rumble”, l’epocale pezzo di Link Wray, ma per gli effetti sonori sembra scimmiottare l’oscuro novelty “Green Mosquito" dei Tune Rockers. Se da “Rumble” riprende la centralità della chitarra dell’originale del 1958 e l’inserimento dell’armonica della remix del 1968, di “Green Mosquito" condivide lo spirito giocoso dell’esecuzione e l’imitazione del verso di un insetto. Per quanto riguarda il contributo vocale, Townshend e Entwistle si limitano a ripetere “waspman” mentre Moon si sbizzarrisce a ronzare e a gridare “sting”.

A prescindere dall’individuazione del vero autore del brano, il bassista ha come mito Jet Harris, mentre Wray è l’eroe del chitarrista degli Who. E in effetti è Townshend ad occuparsi, due anni dopo, delle note di copertina di The Link Wray Rumble, l’album del 1974 del chitarrista shawnee. In quell’occasione può finalmente tessere le doti del suo pupillo e spiegare il suo amore per “Rumble”, vera e propria scintilla di innesco della sua passione per il rock’n’roll. Townshend disquisisce in modo entusiastico dei brani del disco e paragona Wray a Mick Jagger, Van Morrison e Robbie Robertson e i suoi musicisti a Rolling Stones, Bo Diddley e John Lee Hooker. Il devoto allievo esalta quindi il suo padre spirituale, paladino della distorsione e del power chord, assegnandogli un ruolo cardine nella storia del rock. E in tutto questo tripudio di ammirazione, racconta l’ispirazione di “Waspman”: secondo la sua ricostruzione, durante una visita di Wray agli Who alle prese con le prove di studio di Who’s Next, Moon avrebbe accolto il mostro sacro, togliendosi i vestiti, indossando un costume da vespa e ronzando per la sala.

Gli Who pubblicano il 45 giri “Relay/Waspman” nel 1972: nonostante sia accreditato a Keith Moon è scritto da John Entwistle. Il costume da vespa viene regalato a Keith Moon perché, in precedenza, durante un viaggio aereo si è messo un reggiseno di una groupie sul volto ribattezzandosi l’uomo-vespa. In alcune occasioni il titolo del brano viene riportato come “Wasp Man”.


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