Dare spallate a tutti con Verve

Dare spallate a tutti con Verve

La generazione cresciuta negli anni '40 aveva il mito della ricostruzione del paese. Quella degli anni '60 la grande utopia: cambiare il mondo. Negli anni '90, la massima ambizione di molti di noi era prendere tutti a spallate per strada, senza spostarsi all'arrivo dei passanti dalla direzione opposta. Il nostro modello, l’unico vero punto di riferimento della nostra giovinezza, era Richard Ashcroft, il leader dei Verve. Nel video di "Bitter Sweet Symphony", infatti, il cantante inglese andava avanti dritto per la sua strada, verso l’obiettivo della telecamera, senza fare due passi di lato quando incrociava le persone sul marciapiede. Come se non volesse scansarsi di proposito, urtava tutti i corpi che gli venivano in contro. Abbiamo scoperto solo più tardi che la parte di archi dell’arrangiamento era stata campionata dalla versione di "The Last Time" dei Rolling Stones, incisa dall'orchestra del loro produttore, Andrew Oldham. Abbiamo saputo in un secondo momento che il video era stato pesantemente influenzato da quello di "Unfinished Sympathy" dei Massive Attack. Non importa. Rimangono quelle spallate senza senso, liberatorie e catartiche. Se la generazione del punk è stata una "blank generation” senza futuro, la nostra, annullata dalla banalità, non ha avuto neppure la forza del nichilismo. E dare spallate è rimasto il più grande sogno nel cassetto.  

In questa storia, però, il vero capolavoro lo compie la sorte, grazie ad un fuoco incrociato di casualità paradossali. Procediamo con rigore. Il più grande successo di tutta la carriera dei Verve, a fronte del campionamento del riff di archi, finisce in tribunale. Al termine dell'iter, si delibera di inserire la premiata coppia Jagger/Richards tra gli autori del brano e di versare agli Stones e alla loro casa discografica l'intero guadagno del singolo. In realtà Jagger e Richards non sono responsabili del frammento campionato, scritto e arrangiato da David Whitaker e pubblicato a nome della Andrew Oldham Orchestra. Ma poco conta a livello legale: fanno fede i crediti della versione originale e quelli recitano Jagger/Richards. Il bello della vicenda è che "The Last Time", proprio nella sua prima stesura, rappresenta il caso più clamoroso di plagio compiuto dagli Stones a discapito altrui, almeno fino all'episodio più recente di "Anybody Seen My Baby". La canzone dei Glimmer Twins si ispirava molto fortemente ad un traditional gospel, "This May Be the Last Time", nella versione degli Staple Singers di qualche anno prima. Debito mai sanato dagli Stones né a livello economico né a livello artistico. E allora, la vera spallata, Richard Aschcroft l'ha subita dai nonni del rock'n'roll, elargitori di botte fin da inizio anni '60. Povero Mad Richard, oltre al danno la beffa.

 

 

 

"This May Be the Last Time" è un brano gospel tradizionale pubblicato dagli Staple Singers su 45 giri nel 1954. I Rolling Stones realizzano sempre su singolo "The Last Time" nel 1965. La Andrew Oldham Orchestra include la versione orchestrale di "The Last Time" nel disco The Rolling Stones Songbook dello stesso anno. Nel 1997 i Verve pubblicano "Bitter Sweet Symphony", con il campionamento di "The Last Time" nella versione della Andrew Oldham Orchestra, su singolo e nel loro album Urban Hymns.

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