Storia e preistoria dell'effetto tremolo della chitarra: dal blues alla psichedelia

Storia e preistoria dell'effetto tremolo della chitarra: dal blues alla psichedelia

Solitamente si associa il primo utilizzo degli effetti per chitarra alla psichedelia, alla sua fase germinale del biennio 1965-1966, all'esplosione floreale del 1967 e alla diramazione in sottogeneri degli anni seguenti. Eppure già negli anni '50, pur sporadicamente, si fa ricorso ad alcune apparecchiature che alterano il suono dello strumento cardine della storia del rock. Tra i primi effetti, il tremolo ricopre nel periodo della nascita del rock'n'roll un ruolo rilevante tra echo e riverbero, grazie al suo inserimento in alcuni amplificatori e alla creazione di apparecchi esterni. Dalla fine degli anni '40 in avanti, aziende come Premier, Magnatone, Silvertone, Gretsch o Supro oltre a Fender, Gibson e Vox rendono disponibile nel corpo degli amplificatori l'effetto tremolo, azionabile in modo semplice con le manopole. Negli stessi anni la DeArmond mette sul mercato una serie di modelli di effetto tremolo a sé stanti regolabili anch'essi manualmente, come il DeArmond 601 Tremolo Control, e successivamente la versione a pedale, il DeArmond 800 Trem-Trol, azionabile con il piede come i più celebri e fortunati stomp box di fuzz e wah.

La prima registrazione in cui si può ascoltare l'effetto tremolo è "Sugar Babe Blues" del 1943 frutto di una session dell'anno precedente del pianista Roosevelt Sykes, molto probabilmente accompagnato da Big Bill Broonzy alla chitarra con un prototipo della DeArmond, all'epoca non ancora in commercio. Un altro bluesman, di ancor maggiore influenza, Muddy Waters, impiega l'effetto compatto DeArmond 601 Tremolo Control, già disponibile sul mercato dal 1946, nel brano “Flood" del 1953. Nello stesso periodo John Lee Hooker inizia a sperimentare con il tremolo e ne fa sfoggio in maniera determinante sul suo album omonimo del 1962. Nella seconda metà degli anni '60, sempre in ambito blues, Slim Harpo impiega l'effetto in "Baby Scratch My Back" del 1966 e i Canned Heat in "Poor Moon" del 1969 . Paradossalmente il primo effetto per chitarra, entrato a far parte del lessico del genere come caratteristica minoritaria, viene quindi associato a due stili di ascendenza rurale: swamp e boogie. Anche quando si riaffaccia nel Chicago blues lo fa con brani ruvidi come "Sadie" di Hound Dog Taylor del 1973.

Il tremolo giunge fino ai lavori più recenti di Ry Cooder e Tom Waits non solo dalla tradizione blues ma anche dalla musica gospel: nel corso degli anni '50 il tremolo viene infatti adottato, in maniera particolarmente riuscita, anche in “Uncloudy Day” del 1956 e in alcuni altri brani degli Staples Singers. Negli anni '60 l'effetto passa dal gospel al soul e si può ascoltare nella versione di Otis Redding di “A Change is Gonna Come" del 1965, in "Chain Of Fools" di Aretha Franklin del 1967 e "The Dark End of the Street" di James Carr del 1967. Nonostante la qualità di questi capolavori soul, è il materiale inciso dagli Staples Singers a risultare più evocativo e influente, almeno per quanto concerne l'uso pionieristico del tremolo. La chitarra effettata di Roebuck "Pops" Staples crea un'atmosfera particolare, vibrante e sospesa, perfetto accompagnamento sonoro alla tensione spirituale dei testi. La scelta stilistica di Roebuck "Pops" Staples risulta essere il principale modello di riferimento per intere generazioni di musicisti, esercitando influenza dal gospel al folk, dal blues alla psichedelia, dagli anni '50 al nuovo millennio. 

In contesto folk rock sono da considerarsi capostipiti dell'impiego del tremolo Sandy Bull e Bruce Langhorne. Sandy Bull, ad inizio anni '60, realizza album strumentali perlopiù acustici ma con qualche brano elettrico. Nell'esordio del 1963, Fantasias for Guitar and Banjo, inserisce la traccia "Gospel Tune" debitrice al maestro Roebuck "Pops" Staples e caratterizzata dall'utilizzo del tremolo, ottenuto grazie alla manopola dell'amplificatore Twin Reverb Fender. Bruce Langhorne apprende proprio da Bull la lezione degli Staple Singers e impiega l'attrezzatura dell'amico per ottenere lo stesso effetto nelle sue registrazioni. Langhorne, ispiratore di "Mr. Tambourine Man", suona la chitarra in Bringing It All Back Home di Bob Dylan ma lascia in Reflections in a Crystal Wind di Mimi & Richard Fariña i principali esempi di moderno uso del tremolo, come "Sell-Out Agitation Waltz". A fine decennio, negli anni delle jam psichedeliche, Bull torna in studio e con E Pluribus Unum del 1969 realizza un album interamente elettrico con brani dilatati in una sorta di tributo creativo all'effetto di Roebuck "Pops" Staples

A prescindere da episodi minori come "Shaky" di Bill Haley, è nell'ambito del primo rock'n'roll che si effettuano gli esperimenti più lungimiranti con il tremolo grazie alla curiosità di Bo Diddley e Link WrayDiddley usa il DeArmond 601 Tremolo Control, il primo effetto compatto, mentre Wray utilizza l'amplificatore con manopola del tremolo Premier 71, prima azienda ad aver inserito l'effetto nell'amplificatore. I due rocker non solo canonizzano il futuro garage, con il diddley beat e il power chord, ma sperimentano in maniera massiccia con distorsione, echo e tremolo, anticipando la psichedelia di quasi un decennio. Mentre in "Bo Diddley" del 1955 l'effetto rafforza la ripetitività tribale dell'unico accordo ripetuto ossessivamente, in "Rumble" del 1958 il tremolo viene impiegato in maniera progressivamente più radicale, trasportando il rockabilly di partenza verso uno space rock ante litteram. Nel 1959 il giovane Mac Rebennack, futuro Dr. John, trova grazie al brano "Storm Warning" una sorta di compendio della lezione di Wray e Diddley, riuscendo a fondere distorsione, diddley beat e tremolo in una sintesi perfetta. 

Accanto ai brani di Diddley e Wray, occorre citare un pezzo del 1958 di Duane Eddy: “Rebel Rouser”, strumentale come "Rumble" ma realizzato con il DeArmond 601 Tremolo Control come "Bo Diddley". Il tremolo insieme all'echo rappresenta il marchio di fabbrica del sound della twang guitar di Eddy, fonte di ispirazione primaria per la musica surf. In ambito surf però non tutte le band mantengono la scelta del capostipite: Dick Dale ottiene la distintiva alterazione del suono con una serie di pennate alle corde e i Ventures impiegano l’effetto vibrato grazie alla leva incorporata nella chitarra. Mentre il tremolo consiste in brevi e veloci variazioni di volume che modificano l’intensità, il vibrato è prodotto da un movimento manuale o meccanico che genera una vibrazione delle corde e un cambiamento di intonazione. In Inghilterra, gli Shadows rispondono agli strumentali d'oltreoceano, con "Apache" del 1960 il principale successo del gruppo di spalla di Cliff Richard. In questo caso il chitarrista Hank Marvin, memore della lezione di Eddy, utilizza l'effetto echo ma lo coniuga al vibrato e si spinge sulle note più acute.

Nel corso degli anni, l'impiego del tremolo conferisce un'atmosfera sognante anche ad alcuni pezzi squisitamente pop, da "All I Have To Do Is Dream" degli Everly Brothers a “Crimson and Clover” di Tommy James & the Shondells passando per "Bang Bang" di Nancy Sinatra. In America, in ambito folk rock e psichedelico, l'effetto risulta usato in modo elegante e raffinato in brani come "Don't Doubt Yourself, Babe" dei Byrds e “For What It's Worth” dei Buffalo Springfield, e in maniera estrema e radicale in tracce come "7 And 7 Is" dei Love e "I Had Too Much To Dream Last Night" degli Electric Prunes. In Inghilterra invece il tremolo viene impiegato in modo aggressivo in "Them She Put a Hex" dei Them, "Don't Bring Me Down" degli Animals e "My Friend Jack" degli Smoke, anticipando di fatto una certa tendenza hard successiva allo sviluppo del blues revival e alla nascita della cultura mod. Nella scena britannica l'effetto tremolo non è usato solo con la chitarra ma viene applicato, in modo inedito e sperimentale, alla voce da Donovan in "The Hurdy Gurdy Man" e all'organo da Pete Townshend in "Won't Get Fooled Again" degli Who

Nonostante nel corso degli anni sempre più amplificatori abbiano l'effetto tremolo incorporato, diventano sempre più rare le incisioni importanti caratterizzate in questo senso. Sulla scia dell'esperienza di Hank Marvin, i chitarristi della nuova generazione come Jimi Hendrix e David Gilmour, utilizzano, vibrato e echo, oltre a fuzz e wah. In piena effervescenza psichedelica i chitarristi di Experience e Pink Floyd adoperano anche una particolare diavoleria: l'Uni-Vibe, un pedale che emula l'effetto degli speaker rotanti Leslie. Sebbene in brani celebri come "Money" da The Dark Side of the Moon del 1973 Gilmour impieghi il classico tremolo, l'effetto perde progressivamente quota e viene rimpiazzato, intorno alla summer of love, dalla moda dei pedali fuzz e wah e degli effetti phaser e flanger al mixer. Artisti come John Lennon e Jimmy Page, curiosi sperimentatori dei nuovi trucchi, restano però appassionati agli effetti del primo rock'n'roll e impiegano frequentemente echo e riverbero nei loro lavori. Più raramente usano il tremolo come in "Hold On" su Plastic Ono Band e "Down By the Seaside" su Physical Graffiti dei Led Zeppelin.

L'affievolirsi dell'uso del tremolo non prelude però alla sua scomparsa definitiva in ambito blues. Memori della produzione di Bo Diddley e Slim Harpo, a fine '60 vengono dati alle stampe i due episodi più clamorosi: "Born On the Bayou" dei Creedence Clearwater Revival e "Gimme Shelter"dei Rolling Stones. L'impiego del tremolo da parte di John Fogerty e Keith Richards nelle due canzoni del 1969 è un modo per ottenere un effetto diverso, ricollegandosi nel contempo alla tradizione blues, gospel e rock'n'roll. Il sapore voodoo da palude della Louisiana di "Born On the Bayou" e l'atmosfera apocalittica da guerra del Vietnam di "Gimme Shelter" si giovano quindi della particolare inquietudine generata dall'effetto tremolo. D'altra parte Brian Jones e Keith Richards sotto l'influenza del modello di Bo Diddley, avevano già impiegato il tremolo in alcuni brani della prima fase degli Stones e del periodo psichedelico. In questo senso "Please Go Home", rilettura acida di "Mona" del 1967, è il vero capolavoro di Brian Jones, grazie all'uso del tremolo e dell'oscillatore per dirottare il diddley beat verso lidi spaziali.  

Lou Reed, figlio della distorsione di Wray e del ritmo di Diddley, attraverso la lezione dei Rolling Stones, probabilmente impiega nei primi due album dei Velvet Underground un Vox Repeat Percussion, ovvero un tremolo a onda quadra inscatolato, inserito nella chitarra con un jack e azionabile manualmente. Risulta invece certo l'uso del tremolo da parte di Reed in "Train Round the Bend" di Loaded del 1970 e nel cacofonico album da solista Metal Machine Music del 1975. Sull'altra costa degli USA, Robby Krieger dei Doors impiega sovente l'effetto vibrato ma nello spettrale diluvio universale di "Riders on the Storm" da L.A Woman del 1970 utilizza l'effetto tremolo, nella sua versione a fotocellula. Al contrario i chitarristi delle due altre band nere dell'era floreale non fanno mai ricorso all'effetto in questione: Ron Asheton con gli Stooges e Tony Iommi con i Black Sabbath, nel gettare le basi rispettivamente di punk e heavy metal sulle due sponde dell'oceano, coniugano l'ascendenza stonsiana ad una vocazione hendrixiana e si concentrano sull'utilizzo di distorsori e wah, tralasciando totalmente il tremolo. 

Ad inizio anni '70 vengono immessi sul mercato nuovi pedali come il Gretsch Tremofect e il Sunn Vibrato Reverb Footswitch ma, al netto dell'uso sporadico in canzoni pop e rock di Rem e Smiths, Radiohead e Portishead, Lyres e Black Keys, occorre assegnare agli Spacemen 3 la vera e propria riscoperta dell'effetto grazie al riutilizzo diffuso del Vox Repeat Percussion. Jason Pierce e Peter Kember nell'elaborare una proposta pischedelica debitrice alla triade irregolare Red Crayola, 13th Floor Elevators e Pink Floyd era Barrett recuperano attraverso la trimurti protopunk Velvet UndergroundMc5 e Stooges le intuizioni dei Rolling Stones psichedelici e risalgono alle sorgenti del rock'n'roll fino ad adottare le soluzioni sonore di Bo Diddley e Link Wray. Il percorso a ritroso nella storia del rock condotto da J Spaceman e Sonic Boom, assieme o in solitaria, scorre secondo alcune chiare direttrici musicali talvolta completamente sovrapponibili, talvolta difficilmente conciliabili: il diddley beat e il power chord, il fuzz e il wah, l'echo e il tremolo, si intrecciano e si dividono nella ricerca infinita dell'essenza del genere. 

 

 

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