Il naufragio del terzo album di Syd Barrett: blues psichedelico per chitarra elettrica

Il naufragio del terzo album di Syd Barrett: blues psichedelico per chitarra elettrica

 

Quando Syd Barrett cerca di incidere il terzo album da solista è già un reduce dell'era psichedelica. Dopo aver fondato i Pink Floyd e aver rivoluzionato per sempre la musica rock, a seguito dell'aggravarsi dei suoi problemi psichici, Barrett è costretto a lasciare la band. Nel 1970 dà alle stampe The Madcap Laughs e Barrett due strambi album di cantautorato suis generis, lontani anni luce dallo sperimentalismo degli esordi. Nel 1972 Barrett partecipa, con Twink alla batteria e Jack Monck al basso, alla breve e sfortunata esperienza negli Stars e solo nel 1974 viene convinto dal produttore Peter Jenner a tornare ad Abbey Road. Nel periodo del successo internazionale di The Dark Side of the Moon si è riacceso l'interesse per il musicista e vengono ristampati i primi due album dei Pink Floyd in A Nice Pair del 1973 e la coppia di dischi da solista di Barrett in The Madcap Laughs/Barrett del 1974. Sempre nel 1973, David Bowie, da sempre appassionato dell’arte del collega, inserisce la sua versione di “See Emily Play” nel disco di cover Pin Ups, introducendo così il giovane e vasto pubblico del glam alla musica dell’inventore della psichedelia inglese e assicurando a Barrett una rendita sicura grazie alle ingenti vendite.

Nick Kent, nella primavera del 1974, in un articolo comparso sulla rivista NME, sostiene che la E.M.I, attraverso l’intermediazione del manager della Lupus Brian Morrison, abbia più volte cercato di farsi consegnare del materiale nuovo da Syd Barrett negli ultimi anni ma senza successo. Secondo Kent, in quel periodo, a prescindere dalla celebre devozione di David Bowie per l’ex leader dei Pink Floyd, Brian Eno, Kevin Ayers e Jimmy Page avrebbero invano espresso il desiderio di collaborare con Barrett. Nello stesso articolo, Kent ha parole di empatia verso la tragedia umana di Syd ed espressioni di disprezzo verso il fan club di fanatici cultori del cantante: il Syd Barrett Appreciation Society. Fondata da John Steele e Lawrence Himelfield nel 1972 insieme alla fanzine Terrapin la setta di estimatori entra in crisi proprio nel 1974. Nell’agosto del 1974, uno dei membri dell’associazione, Bernard White, incontra Barrett per strada: il cantautore dimostra apprezzamento per l’iniziativa ma ribadisce la sua volontà di ritirarsi dalle scene. A quel punto i redattori della rivista e i fondatori del club pensano di chiudere i battenti e di lasciare in pace il loro mito ma White, in disaccordo con la maggioranza, decide di proseguire in solitaria.

Ne segue una polemica annosa tra White e Himelfield, mentre Steele si concentra sulla realizzazione di un album dedicato al suo eroe, In the Pipers Magical Kingdom, edito a nome Flaming Star. Paradossalmente proprio nell’agosto del 1974, Barrett accetta la proposta di Peter Janner di incidere nuovo materiale negli studi della E.M.I. Si pianificano quindi tre giorni di lavorazione perché il musicista vuole realizzare il progetto in modo veloce, incidendo prima gli strumenti e sovraincidendo in un secondo momento la voce. Si presenta in studio con sei Stratocaster fiammeggianti, un basso, una batteria e forse un pedale wah e un effetto echo. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, in un'occasione Phil May dei Pretty Things avrebbe montato le corde alla chitarra di Syd, giunto sprovvisto in studio di registrazione. Janner, ex manager dei Pink Floyd, non è nuovo ad imprese simili: già nel 1968, ha cercato invano di produrre il primo album di Barrett appena uscito dalla band. Le sedute di registrazione si rivelano presto disastrose, divise tra bozzetti terminati successivamente e improvvisazioni rimaste nei cassetti per decenni. Sulla raccolta Opel emergono le sperimentali "Swan Lee" e "Lanky (Part One)".

Nelle sessions del 1974 Barrett riporta le lancette indietro di quasi un decennio e torna a impiegare il diddley beat per la sua particolare versione di space rock. Si dedica infatti alla registrazione di una serie di pezzi ispirati a Bo Diddley e a John Lee Hooker ma anche ai primi Shadows e ai Rolling Stones psichedelici, gli stessi punti di riferimento musicali dei Pink Floyd degli esordi. In presenza del produttore e dell'ingegnere del suono John Leckie ma in assenza di altri musicisti, Barrett di fatto non registra embrioni di canzoni, alle quali aggiungere il cantato nei giorni successivi come pianificato, ma si perde in una serie di strumentali ripetitivi e sconclusionati, affini alla ricerca che ha portato a The Piper at the Gates of Dawn ma di qualità molto inferiore alla celebre opera finita. Riveste il ruolo di eccezione il brano "If You Go, Don't Be Slow", unica possibile base per una canzone vera e propria. Secondo il giornalista Barry Miles, in verità Barrett avrebbe approntato la stesura di alcuni testi ma un collaboratore li avrebbe battuti a macchina con l'inchiostro rosso, il colore impiegato negli scontrini. Barrett, scambiandoli per conti da pagare, avrebbe assestato un morso allo sfortunato e si sarebbe rifiutato di cantare. 

I bozzetti del 1974 non possono essere comparati a tracce senza testo del 1967 come "Interstellar Overdrive" ma ben rappresentano il percorso musicale di Barrett, dal blues alla psichedelia. Come per l'esordio con i Pink Floyd, Barrett somma alle basi boogie l'effettistica pischedelica e si dedica a qualche sovraincisione ad hoc. L'hambone africano di John Lee Hooker e il diddley beat di Bo Diddley vengono coniugati a certe caratteristiche sonore degli Shadows di "Apache" e dei Rolling Stones di "Please Go Home". La registrazione sembra quindi un monumento alle matrici blues e allo slancio sperimentale di Barrett. L'artista nell'era crepuscolare del prog torna alla prima psichedelia, interrotta dall'arrivo dei synth e dalle ambizioni sinfoniche e rimasta un percorso spezzato nella storia della musica. Tra il 1968 e il 1969 l'accendino zippo e l'effetto echo di Syd Barrett, come il mellotron e l'oscillatore di Brian Jones, vengono progressivamente accantonati, per concedere ai Pink Floyd, e al resto della scena musicale del periodo, la possibilità di battere altre strade. Barrett d'altra parte è un artista sperimentatore ma tradizionale e non può concepire la sua propensione avanguardista se non all'interno del recinto della black music.

Barrett nel 1974 è prostrato dai suoi problemi psichici e non può vantare un lucido tentativo di superamento della forma canzone. Non riesce a confezionare brani cantati principlamente a causa dell'inaridimento della capacità di organizzazione del lavoro e di gestione della creatività. Eppure nelle ultime sessions sembra raggiungere il grado zero del suo apporto alla storia del rock e a condensare, con spunti impressionistici, la quintessenza della sua visione musicale. Barrett dimostra, per l'ultima volta, come nell'espressione rurale dei neri d'America sia presente da decenni un potenziale sperimentale e come, partendo dal blues di Pink Anderson e Floyd Council, si possa arrivare ad una proposta artistica nuova. Nello stesso periodo Brian Eno tratta gli assoli di Robert Fripp in due dischi per sola chitarra elettrica e registratore Revox e Fred Frith realizza un album programmaticamente intitolato Guitar Solos. Lontano dal minimalismo dei primi e dall'improvvisazione del secondo, Barrett sembra costruire, pur in modo irregolare e bislacco, una risposta alla musica dei Neu!, non a caso incentrata sulla chitarra elettrica e appoggiata sul motorik o apache beat, un ritmo debitore a Bo Diddley attraverso Moe Tucker e Tony Meehan

Le ultime sedute di registrazione di Barrett rappresentano anche un'importante testimonianza biografica e psicologia non solo in quanto confuso ritratto di un artista in declino ma anche come surreale tentativo di viaggio nel tempo e di percorso interiore. Barrett, spinto più da un meccanismo inconscio che dalla nostalgia consapevole, negli studi di Abbey Road regredisce al suo debutto, facendo ritorno proprio ai suoi primi passi artistici. Nel 1968 a seguito del debutto della Band, una bella fetta della scena musica internazionale interrompe la ricerca psichedelica e guarda al passato, avviando una stagione di ritorno alle radici. Da Bob Dylan ai Rolling Stones, da Eric Clapton ai Byrds, un'intera generazione di musicisti innovatori rinnega almeno in parte la psichedelia per tornare a forme più tradizionali. In modo ancora più profondo a livello umano e psicanalitico, i Beatles con il progetto Get Back/Let It Be cercano di tornare alla semplicità del 1962, accantonando lo sperimentalismo degli ultimi tempi. Con qualche anno di ritardo, l'eroe del genere rigettato dall'ondata revivalista, riavvolge il nastro proprio fino alla psichedelia, la musica della sua età dell'innocenza percepita al contempo come filiazione diretta della tradizione americana.  

Barrett in studio risulta ingestibile e presto non si presenta più alle sessions. Jenner rimane deluso dal materiale inciso e così il progetto naufraga per sempre. Se per gran parte dei giornalisti le sessions del 1974 rappresentano solo un triste documento del crollo piscofisico del musicista, Phil Smee, il solo critico ad aver ascoltato tutto il materiale in vista della compilazione del cofanetto Crazy Diamond, sostiene che Barrett in quell'occasione sembri un bambino al quale sia appena stata donata una chitarra. Il giudizio sprezzante in realtà è un enorme complimento: la bellezza degli ultimi pezzi di Barrett risiede proprio nella ripetitività e nella sconclusionatezza di demo naïf senza capo né coda. Ad ogni modo, Jenner successivamente consegna al rappresentante del fan club di Barrett, Bernard White, parte delle registrazioni e nel corso degli anni i bozzetti emergono in una serie di bootleg senza mai approdare ad una pubblicazione ufficiale. Paradossalmente, qualche mese dopo la sua ultima seduta di registrazione, con i capelli rasati a zero, Barrett si reca nuovamente ad Abbey Road per fare visita ai Pink Floyd durante le sessions di "Shine On You Crazy Diamond" e definisce come "datata" la musica dei suoi ex compagni. 

Le sessions per il terzo abum abortito di Syd Barrett si svolgono in tre giorni, nell'agosto del 1974. Molto probabilmente sono emerse su bootleg soltanto le incisioni del 12 agosto 1974. Syd Barrett suona chitarra elettrica e basso elettrico.

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