Dio odia Renoir

Dio odia Renoir

In America ha preso vita, negli ultimi anni, un movimento contro Pierre-Auguste Renoir, capeggiato da tale Max Geller. Gli slogan urlati in strada o stampati sui cartelli sono “Renoir dipinge di merda", “Dio odia Renoir” e “Renoir fa schifo”. L'obbiettivo è quello di far rimuovere i quadri del pittore impressionista dai principali musei americani. Questo gruppo di bontemponi, muovendosi tra il serio e il faceto, fa quello che chiunque dissenta da un diktat culturale dovrebbe fare. Invece di lamentarsene in famiglia o con gli amici, prova a incanalare la sterile polemica nel dissenso di piazza. Non compete ai membri del movimento scrivere un saggio, dibattere in accademia. La loro protesta, surreale e fuori dal tempo, è mossa a far cambiare il parere ai critici, con un movimento dal basso, non dissimile dai fermenti sociali che propiziano le riforme di Palazzo. Quante volte abbiamo sentito frasi come "secondo me quella non è arte", "lo so fare anche io" o "mio figlio dipinge meglio"? Poco importa se in riferimento a Duchamp o Cattelan, Picasso o Hirst. Questi ragazzi compiono un salto di qualità: chiedono all'accademia di ripensare un giudizio assodato. Forse non a torto. 

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