Ray Cathode: la collaborazione a distanza tra George Martin e Maddalena Fagandini

Ray Cathode: la collaborazione a distanza tra George Martin e Maddalena Fagandini

Qualche mese prima dell'esordio dei Beatles su 45 giri con "Love Me Do", George Martin, produttore della Parlophone e già membro del dipartimento di musica classica della BBC, partecipa a un'uscita discografica di tutt'altra natura. Nel 1962, sotto lo pseudonimo Ray Cathode, pubblica infatti un singolo sperimentale, frutto, almeno in parte, della collaborazione a distanza con Maddalena Fagandini, musicista del BBC Radiophonic Workshop. Tra le esponenti femminili del centro di ricerca la Fagandini è terza per importanza, dopo la fondatrice Daphne Oram e la fuoriclasse Delia Derbyshire ma lascia presto l’equipe prima del passaggio dagli oscillatori ai sintetizzatori. Nel 45 giri, Martin, accanto a un brano originale “Waltz in Orbit”, piazza sul lato A "Time Beat", una rielaborazione di una composizione della collega. Il pezzo della Fagandini, scarno ed essenziale, non è all'epoca edito su disco ma è impiegato in televisione come introduzione agli interventi politici durante i dibattiti e come segnale di intervallo, per facilitare l'individuazione della frequenza da parte dello spettatore.

La Fagandini è infatti specializzata nella creazione di segnali di intervallo, semplici tracce semplici funzionali allo scopo e prive di abbellimenti. Nel 1960 il Television Department commissiona alla compositrice il pezzo strumentale in questione, intitolato non a caso "Music for Party Political Conferences". Martin, ascoltandolo da casa, comprende la potenzialità della base e decide di procurarsi i diritti, per poterne approntare un’orchestrazione. Nel 1961 la BBC, ribattezzata la traccia percussiva "BBC Television Theme No. 1", la concede alla Robbins Music Corp, che a sua volta rinomina lo strumentale prima "Tune in Time" e poi "Tunin' Time". Martin può finalmente mettere mano al brano originale della Fagandini e sovraincidere alla traccia ritmica preesistente una nuova e latineggiante parte melodica. “Time Beat” formalmente si pone sulla scia degli strumentali più consueti degli Shadows, mentre a livello più profondo si configura come uno dei primi esempi di rimaneggiamento di musica altrui, pur non trattandosi di un remix di una traccia già edita nella forma originaria.

l lato B del singolo è invece occupato da "Waltz in Orbit" un brano più marcatamente elettronico: l'inedito arrangiamento modernista investe un tema jazzato ispirato a "Take Five" di Dave Brubeck ma in tre quarti. In questo non si tratta di una rielaborazione di un jingle della Fagandini ma di un pezzo scritto da Martin appositamente per l'occasione. "Waltz in Orbit", grazie all'atmosfera fantascientifica, può essere considerato l'antesignano di "Telstar" dei Tornados di Joe Meek e del tema di "Dr. Who" di Ron Grainer e Delia Derbyshire. Meek e il suo entourage e la Derbyshire e la sua equipe si muovo in una direzione analoga pur partendo da presupposti e percorsi antipodici: outsider e pop il primo e colta e preparata la seconda sperimentano, in Inghilterra, l'impiego dell'elettronica nella creazione musicale, nel medesimo periodo. "Waltz in Orbit" si colloca quindi in una sorta di terra di mezzo tra le produzioni pop di Martin e Meek e le ricerche avanguardiste di Fagandini e Derbyshire, e anticipa come “Telstar” e “Dr. Who” le sperimentazioni future in ambito psichedelico.

Il 45 giri "Time Beat/Waltz in Orbit" esce a nome Ray Cathode, pseudonimo scelto per la natura elettronica dell'incisione, ma viene accreditato, a livello compositivo, all'intero BBC Radiophonic Workshop, a causa della politica di anonimato del laboratorio. L'episodio non si giova di una promozione convenzionale ma anticipa, con una trovata comunicativa innovativa, la ben più radicale e irriverente strategia attuata dai Residents, dieci anni esatti dopo. La campagna pubblicitaria del prodotto fa leva infatti sul carattere futuristico del prodotto e sulla misteriosa figura del compositore: il tentativo commerciale è quello di scalare le classifiche con un prodotto associato a un oscuro scienziato pazzo. Il singolo vanta un ulteriore record storico: è la prima uscita discografica prodotta dal BBC Radiophonic Workshop, ambiente fertile di esperimenti ma parco di pubblicazioni. Tra il 1963 e il 1964 proprio l’esplosione della beatlemania determina la fine aurea del rock strumentale e la pubblicazione del singolo “Doctor Who” rappresenta al contempo il canto del cigno di un’epoca e l’alba di una nuova era.

Se nel campo della musica colta il misterioso lavoro di Ray Cathode rappresenta, almeno simbolicamente, una tappa importante, nel settore del pop i due brani hanno avuto una certa influenza. Pare infatti che prima delle registrazioni di Revolver, in cerca di nuovi stimoli, Martin abbia fatto ascoltare a Paul McCartney il suo esperimento di qualche anno prima. In quel periodo McCartney, entrato in contatto con il BBC Radiophonic Workshop, prima tenta invano di far realizzare a Delia Derbyshire una versione elettronica di "Yesterday", poi si sbizzarrisce con Martin e i suoi compagni di band in Revolver e infine, prima di dedicarsi al Sgt. Peppers, realizza "Carnival of Light", pezzo sperimentale di più di dieci minuti, pensato per lo spettacolo Carnival of Light Rave. Il montaggio di nastri, i loop ad anello e le tracce al contrario, tecniche impiegate a profusione nel periodo psichedelico dei Beatles, affondano le radici in questo lavoro anticipatore e profetico, rimasto sconosciuto al grande pubblico insieme alla misteriosa figura della coautrice, oggi giustamente riscoperta e rivalutata.  

Il 45 giri "Time Beat/Waltz in Orbit" esce nel 1962 a nome Ray Cathode, pseudonimo di George Martin. In realtà il lato A è una rielaborazione di un jingle preesistente di Milena Fagandini

 

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