Il contributo di Herbie Hancock a That's a Plenty delle Pointer Sisters

Il contributo di Herbie Hancock a That's a Plenty delle Pointer Sisters

Le Pointer Sisters rappresentano un esempio anomalo nella storia della black music americana ma, in virtù della propria eccentricità, rimangono negli annali per un particolare apporto allo sviluppo del genere. Il gruppo vocale e femminile, originario di Oakland ma attivo a San Francisco, è formato dalle quattro figlie ribelli del reverendo Elton Pointer. Dopo una formazione giovanile divisa tra la frequentazione del coro della Church of God e la passione per Elvis Presley, Little Richard e James Brown, June e Bonnie iniziano a esibirsi come Pointers, a Pair. La vera storia delle Pointer Sisters prende il via nel 1969 quando al duo si aggiunge un’altra sorella, Anita e il terzetto si sposta a Houston. A seguito della rovinosa trasferta, il gruppo ottiene presto un contratto con la Atlantic e pubblica, riscuotendo uno scarso riscontro commerciale, due 45 giri, apprezzati, con il tempo, dai devoti del Northern Soul: “Don't Try to Take the Fifth/Tulsa County” nel 1971 e “Destination No More Heartaches/Send Him Back” nel 1972. In questo primo periodo, le ragazze iniziano la serie infinita di collaborazioni, in studio e sul palco, con artisti del calibro di Grace Slick e Taj Mahal, Elvin Bishop e Dave Mason, James Sylvester e Boz Scaggs, Esther Phillips e Betty Davis.

Con l’ingresso in formazione di Ruth, la sorella maggiore, le Pointer Sisters effettuano un salto di qualità ed esordiscono a 33 giri: per la Blue Thumb Records, il quartetto dà alle stampe nel 1973 The Pointer Sisters e nel 1974 That's a Plenty, i due LP più interessanti della loro discografia prima dello sdrucciolamento verso gli stilemi più consueti della disco music. Fin dalle copertine dei due album si intuisce lo strano tipo di proposta: nella foto del primo e nella grafica del secondo si possono vedere, al naturale o stilizzate, le componenti della band vestite secondo la moda degli anni ‘40. E nei primi due lavori, in effetti, le Pointer Sisters mischiano il funk e il soul con il doo wop e il be bop creando un’imprevedibile contaminazione tra passato e presente. L’esordio omonimo viene inciso presso i Wally Heider Studios di San Francisco con pochi turnisti e gli Hoodoo Rhythm Devils al completo. Il secondo album viene realizzato in tre differenti studi di registrazione: i Wally Heider Studios di San Francisco, i Quadraphonic Studios di Nashville e i Western Recording Studios di Los Angels. Alla lavorazione partecipa una folta schiera di collaboratori, tra i quali brillano i nomi di tre eccellenze: Jesse Ed Davis, Bonnie Raitt e Herbie Hancock.

Herbie Hancock e le Pointer Sisters entrano in contatto grazie a David Rubinson, all’epoca produttore sia del tastierista che delle cantanti. Nel 1973, Rubinson organizza a Los Angeles una serie di concerti per i propri artisti e, nonostante la diversità tra le due proposte, decide di accoppiare gli spettacoli. Durante la prima sera al Troubadour, le Pointer Sisters, con all’attivo il solo disco d’esordio, si esibiscono in apertura a Hancock, già con una vasta produzione alle spalle: in quell’occasione le cantanti catalizzano l’interesse del pubblico e insinuano dubbi al jazzista. Hancock riflette così sullo scarto tra la musica pop e quella colta e decide di imboccare un’altra strada: tenendo con sé solo Bennie Maupin, licenzia il resto della band che lo accompagna dalla realizzazione di Mwandishi in poi e recluta Harvey Mason, Paul Jackson e Bill Summers. Con questi nuovi musicisti imprime un’inversione di rotta al suo percorso e arriva a incidere il suo disco più importante: Head Hunters del 1973. L’anno successivo, con i soli Paul Jackson e Bill Summers partecipa invece a That's a Plenty delle Pointer Sisters, dando vita a una misconosciuta appendice della propria produzione e tributando un sentito ringraziamento alle sue ispiratrici.

Il rapporto tra Hancock e Pointer Sisters giova a entrambi. Da una parte, nonostante l’influenza esercitata dalla produzione di Sly Stone, Curtis Mayfield e James Brown, è l’esempio del gruppo vocale a determinare lo sconfinamento dal jazz al funk nella carriera del tastierista. D’altro canto, la partecipazione di Hancock a "Salt Peanuts", “Little Pony” e "Love in Them There Hills" nobilita ulteriormente il già pregevole That's a Plenty. Se nei primi due brani il jazzista si limita a suonare il piano, nel terzo caso si esibisce al piano elettrico Rhodes, al clavinet Hohner e al sintetizzatore ARP. La rilettura della pezzo soul del 1968 dei Vibrations risulta particolarmente rilevante non tanto per la prestazione canora delle sorelle quanto per il contributo tastieristico di Herbie Hancock. Il jazzista infatti trasforma il semplice componimento in una traccia dilatata e sperimentale, grazie all’impiego congiunto delle tre tipologie di tastiere. Con l’azzeccato connubio di accenti gospel e sonorità fusion, la band riesce finalmente a far convivere in maniera convincente lo sguardo al passato e la spinta verso il futuro. L’audace operazione risulta persino più riuscita del tentativo analogo compiuto da Ike & Tina Turner in The Gospel According to Ike and Tina.

La strana nostalgia per gli anni ‘40, anticipata soltanto dal progetto Cruising with Ruben & the Jets di Frank Zappa e dall’esibizione dal vivo al festival di Woodstock degli Sha Na Na, relega le Pointer Sisters in una posizione più unica che rara nella storia della musica. A seguito del ritorno all’ordine del 1968, molti artisti guardano con ossessione ai decenni precedenti ma indirizzano la propria attenzione prevalentemente alle musiche popolari delle campagne o ai generi indiavolati delle città. In confronto ai revival folk e country, blues e rock’n’roll la particolare riesumazione di be bop e doo wop, ancora le Pointer Sisters a un’epoca passata e precisa, difficilmente declinabile al futuro. Non a caso tra i tanti brani scat, le sorelle sembrano più a fuoco negli episodi lontani dai virtuosismi, talvolta leziosi, del jazz vocale. Riescono infatti a rivisitare in modo efficace i pezzi blues "Wang Dang Doodle" di Willie Dixon e "Grinning in Your Face" di Son House e ottengono successo con l’r’n’b "Yes We Can Can" di Allen Toussaint prima di scalare la classifica con "Fairytale", una canzone country composta da Anita e Bonnie. Ma solo la reinterpretazione elettronica di un brano soul consente un proficuo e stimolante gioco tra tradizione e innovazione.

le Pointer Sisters inseriscono la cover di"Love in Them There Hills" de Vibrations nell’LP del 1974 That's a Plenty e la pubblicano nello stesso anno come lato A del 45 giri “Love in Them There Hills/Fairytale". Nel 1975 il quartetto dà alle stampe Steppin', album che vede nuovamente il contributo di Herbie Hancock ma che dimostra una volontà di normalizzazione. Inizialmente il gruppo collabora anche con Dr. Hook, Chicago e Tower of Power.

Roll Over Vaughn Williams: la rivendicazione di libertà di Richard Thompson

Roll Over Vaughn Williams: la rivendicazione di libertà di Richard Thompson