L'orologio senza tempo di Gino De Dominicis

L'orologio senza tempo di Gino De Dominicis

Nel 1970 Gino De Dominicis realizza un orologio da polso con un piccolo specchio rotondo al posto del quadrante, allacciato ad un classico cinturino. Le lancette e i numeri lasciano il posto al riflesso del viso, ogni volta più vecchio, di chi cerca invano di scrutare l'ora esatta. Idealmente è proprio l'osservazione dell'invecchiamento ad essere l'unica misurazione del tempo possibile. Non serve il ticchettio e non è indispensabile il conteggio per comprendere il passaggio dei minuti, dei giorni e degli anni. I temi dell'eternità e dell'immortalità, così cari a De Dominicis, si dimostrano centrali anche in questa piccola opera dimenticata ma fortemente suggestiva.

Alcuni punti di contatto con questo oggetto si possono trovare nelle esperienze condotte da due esponenti del movimento Fluxus. Il leader George Maciunas idea nel 1967 Fluxclocks una serie di quadranti paradossali per orologi da tavolo, un paio dei quali realizzati nel 1969 da Bob Watts e Per Kirkeby. Yoko Ono costruisce invece nel 1971 una scatola intitolata Box of Smile, con uno specchio sul fondo a riflettere il sorriso di chi speranzoso guarda nel contenitore. L'utilizzo della stessa tipologia di oggetto e della medesima dinamica spiazzante si giovano di una simile carica ironica ma riservano all'artista italiano un approccio di tipo filosofico.

L'opera Orologio vede poi analogie e legami con una buona parte di produzione di De Dominicis stesso, almeno per quanto riguarda il periodo di inizio anni '70. Due creazioni del 1973, entrambe senza titolo, vantano addirittura l'impiego dello stesso oggetto. In un caso De Dominicis è ritratto fotograficamente di tre quarti mentre osserva un paesaggio ma accanto a Gino si scorge la foto dell'artista da bambino e un orologio da polso funzionante. La seconda realizzazione consiste in una sveglia, con le lancette ferme, immersa in una vaschetta d'acqua. La riflessione sul tentativo di superamento dell'inesorabile processo biologico è nuovamente al centro della scena. 

In Orologio è presente un ultimo elemento: il ruolo da protagonista svolto dal fruitore dell'opera. É infatti lo spettatore a guardare nel finto quadrante, meravigliandosi nell'osservare la propria immagine riflessa. Non è quindi l'oggetto che si mostra al pubblico, come di consueto, ma il pubblico che si mostra all'oggetto. Quest'osservazione porta alla mente un'ultima trovata di De Dominicis: Madonna che ride. La statua sghignazzante di Maria, documentata solo da una foto, rappresenta una sorta di apparizione ai visitatori della mostra napoletana del 1973 non più replicabile negli anni successivi, a causa della distruzione della scultura.

 

 

 

Gino De Dominicis realizza Orologio nel 1970, con un orologio da polso e un piccolo specchio. 

Gino De Dominicis fa sparire gli oggetti

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Paint: la tautologia in Jannis Kounellis

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