Gli oggetti surrealisti

Gli oggetti surrealisti

L’oggetto è stato un elemento importantissimo nella riflessione estetica e nella creazione artistica del ‘900. Nella società occidentale la commercializzazione di manufatti industriali prodotti serialmente ha condizionato la vita dell’uomo come mai in precedenza nessun tipo di produzione artigianale. La presenza nella quotidianità di una moltitudine di “cose” e di “attrezzi” ha influenzato molti movimenti artistici a partire dalle avanguardie storiche. L’oggetto propriamente detto, a seguito dell’impiego di materiali artificiali come semplici elementi sostitutivi di forma e colore nei papier collé cubisti e nei collages dada, entra ufficialmente nel mondo artistico come parte di accumuli eterogenei negli assemblages.

L’apporto più importante in questo settore è quello di Marcel Duchamp, al quale si deve la formulazione della teoria del ready-made: un oggetto comune, isolato dal contesto, privato di funzionalità, firmato e datato, esposto in una mostra viene elevato ad opera d’arte per scelta dell’artista. I ready-made possono essere “puri” quando consistono in un unico oggetto o “modificati”, “aiutati” o “rettificati” quando sono ritoccati o frutto della combinazione di due o più oggetti. Le realizzazioni oggettuali di Duchamp scaturiscono da una riflessione intellettuale sul ruolo dell’artista e dell’opera artistica nel mondo contemporaneo e comportano sempre un approccio umoristico e dissacratore nei confronti dell’arte.

Non vi è nella creazione del ready-made nessuna preoccupazione estetica e nessun intento di espressione emotiva poiché l’oggetto sfugge alle categorie di stile e gusto. L’elemento fondamentale del ready-made è quello verbale che si manifesta in un titolo spesso fuorviante e distante da una rappresentazione descrittiva dell’opera e in un’immagine lirica consistente quasi sempre in un gioco di parole apposto come iscrizione all’oggetto medesimo. Sotto l’influsso di Duchamp i surrealisti si sono interessati molto intensamente alla tematica dell’oggetto e nel testo del 1935 “Situazione surrealista dell’oggetto” Breton spiega in maniera approfondita la sua centralità nell’attività del movimento.

Nel movimento capeggiato da Breton sono presenti altre tecniche artistiche affini al ready-made che hanno l’oggetto al centro della creazione e tutte confluiscono nella definizione generale di “oggetto surrealista”: “l’oggetto trovato”  (che consiste nel considerare opera d’arte qualsiasi cosa trovata per strada), “l’oggetto d’affezione” di Man Ray (realizzazione molto vicina al ready-made “modificato”, di spiccato carattere ludico), “l’oggetto a funzionamento simbolico” di Salvador Dalì (oggetto dal funzionamento meccanico spesso connotato in senso sessuale e frutto di pulsioni inconsce) e la “poesia oggetto” di André Breton, (consiste in brevi versi lirici iscritti su oggetti comuni privati di funzionalità).

La mostra più importante di operazioni affini ai ready-made è senza dubbio l’“Exposition surréaliste d’objets” avvenuta a Parigi nel 1936 nella Galleria di arti primitive di Charles Ratton. Nell’esposizione erano presenti “oggetti matematici” di Max Ernst, atti ad evidenziare le corrispondenze tra le geometrie dello spazio e le immagini oniriche, “oggetti naturali” come minerali, piante o animali impagliati, “oggetti trovati” come vetri, ciottoli e conchiglie, “oggetti incorporati”, consistenti in “oggetti trovati” uniti tra loro da Ernst, “oggetti mobili e muti” di Alberto Giacometti, oltre a ready-made di Duchamp, “oggetti d’affezione” di Man Ray, “oggetti a funzionamento simbolico” di Dalì e “poesie-oggetto” di André Breton.

La teoria dell’oggetto surrealista si basa sul celeberrimo verso del Conte di Lautréamont del sesto canto di Maldoror in cui si afferma: “bello come l’incontro fortuito di una macchina da cucire e di un ombrellosu di un tavolo operatorio” cioè  come sostiene Max Ernst “un accoppiamento di due realtà in apparenza inconciliabili su un piano che in apparenza non è conveniente per esse” . Il fatto che il giaciglio dell’incontro amoroso non sia costituito da un letto ma da un tavolo di dissezione invece di alludere alla vita allude alla morte e allo smembramento, grazie al ricorso allo humour nero. Man Ray realizzerà un assemblage con i tre oggetti del celebre verso coperti da un telo per renderli misteriosamente celati.

Saroka la donna gigante di Jacques Carelman

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La firma e il denaro nell'arte concettuale

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