Jimmy "Junior" Markham: alle origini del Tulsa sound e del roots rock

Jimmy "Junior" Markham: alle origini del Tulsa sound e del roots rock

Jimmy “Junior” Markham è un cantante, armonicista e trombettista di Pryor in Oklahoma, attivo tra Tulsa e Los Angeles. Debutta nel 1958 con i Swinging Shadows e incide i primi brani presso i Sullivan Studios di Gene Sullivan a Oklahoma City. “Fools Fall in Love”, “Honey Hush,” e “This Paradise” rimangono inediti ma presto si presenta al cantante l’occasione della vita: il veterano rockabilly Billy Lee Riley gli propone il progetto Chuck Meets Bo per la Capitol Records, un LP di canzoni di Chuck Berry e Bo Diddley. Le tracce strumentali, curate da artisti del calibro di James Burton, sono già pronte e non resta che sovraincidere il cantato. La prestazione vocale di Markham però non viene ritenuta all’altezza dai discografici e il progetto resta nei cassetti. Passato nei ranghi degli Scamps, nel 1964 si trasferisce a Los Angeles per cercare una notorietà che non raggiungerà mai. Nel corso degli anni, nella sua formazione, chiamata, volta volta, Tulsa All Stars, Tulsa Rhythm Review o Tulsa Review suonano J.J. Cale e Jesse Ed Davis, Leon Russell e Bobby Keys, Levon Helm e Carl Radle. Alla scuola di Markham effettua la gavetta la quasi totalità degli esponenti del Tulsa sound e una buona parte dei capostipiti del roots rock.

Il musicista dell’Oklahoma svolge un ruolo secondario ma decisivo anche nella nascita del country rock. Quando Ian Dunlop e Mickey Gauvin dell’International Submarine Band e Barry Tashian e Billy Briggs dei Remains si uniscono nel primo nucleo dei Flying Burrito Brothers si giovano infatti del contributo di Markham e dei suoi musicisti. In questa fase magmatica l’ensamble aperto e mutevole si esibisce solo sporadicamente con il futuro leader Gram Parsons. I musicisti di Markham presto cambiano direzione, costituiscono l’ossatura del gruppo di Taj Mahal e con l’artista di colore scrivono pagine importanti. Anche nella storia del blues revival l’esperienza di Markham risulta quindi tanto marginale quanto determinante. Se la sua carriera personale stenta a decollare e i collaboratori tendono ad abbandonarlo, il cantante partecipa con profitto all’LP A Trip down the Sunset Strip dei Leathercoated Minds con Bill Boatman, J.J. Cale, Jimmy Karstein, Leon Russell, Roger Tillison e Terrye Tillison. Il progetto di studio, pianificato da Cale e capitanato da Tillison, consiste in un tentativo, solo parzialmente riuscito, di coniugare, le radici tradizionali dei musicisti coinvolti con le sonorità psichedeliche in voga all’epoca.

Tra il 1968 e il 1969 l’artista pubblica, per l’etichetta Uptown, a nome Junior Markham & the Tulsa Review due 45 giri “Let Em Roll Johnny/Operator Operator“e “Black Cherry/Gonna Send You Back To Georgia”, incisi agli Skyhill Studios di Leon Russell a Los Angeles. Per l’occasione suonano al fianco di Markham J.J. Cale, Bobby Keys, Jesse Ed Davis, Bill Boatman, Larry Moss e Marc Benno. La musica dell’esigua ma valida produzione del cantante di Tulsa è un sapiente miscuglio di rock’n’roll, gospel e country, in sintonia con la produzione del periodo di Band e Creedence Clearwater Revival. Nel giro di qualche tempo iniziano invece a decollare le carriere dei suoi sodali: Jesse Ed Davis accompagna Taj Mahal, Carl Radle entra nei Derek and the Dominos, Levon Helm debutta con la Band, Bobby Keys si lega ai Rolling Stones ma soprattutto Leon Russell ispira Elton John e J.J. Cale conquista Eric Clapton. Dalla band di Delaney & Bonnie a quella di Joe Cocker, gli esponenti del Tulsa sound trovano tutti o quasi una collocazione nella scena maggiore. L’l’influenza di questa schiera di musicisti è davvero epocale, tocca artisti diversi tra loro come Bob Dylan e George Harrison e contribuisce al ritorno alle radici di fine anni ‘60.

La scena di Tulsa si mantiene in una sorta di terza posizione tra il country rock dei Flying Burrito Brothers e il southern rock dell’Allman Brothers Band ma finisce per ispirare entrambi i sottogeneri. Il Tulsa sound diventa presto una realtà importante nel mondo della musica e sbarca dall’Oklahoma all’Inghilterra passando per la California e il Canada. L’incedere felpato e sornione della chitarra e il fraseggio incalzante e ritmato dell’organo giungono così dalle mani di J.J. Cale e Leon Russell all’attenzione del pubblico internazionale grazie al culto tributato agli okie dalle rockstar. In tutto questo fermento, il povero Markham ricopre purtroppo il ruolo di Carneade. Accantonate le ambizioni personali, il cantante nel 1969 ritorna a Tulsa e nel 1972 apre il locale notturno Paradise Club. Con il tramonto della sua carriera, relega il suo profilo a quello di nume tutelare e padre spirituale di un’intera generazione. Senza possedere lo spessore autoriale e interpretativo di molti dei suoi figli spirituali, Jimmy “Junior” Markham può sembrare una sorta di incrocio tra il rocker canadese Ronnie Hawkins e il bluesman inglese Alexis Korner: una figura intermedia tra l’ispiratore di un genere e lo scopritore di talenti ma degna di menzione.

Junior Markham & the Tulsa Review pubblicano due 45 giri “Let Em Roll Johnny/Operator Operator“e “Black Cherry/Gonna Send You Back To Georgia” rispettivamente nel 1968 e nel 1969 per l’etichetta Uptown. I due singoli a volte vengono riportati come del 1965 o del 1967 o entrambi del 1968 e in alcuni casi vengono descritti come semplici promo.

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