I Kraftones: a ritroso sull’autostrada dei Kraftwerk fino al surf robotico del Mare del Nord

I Kraftones: a ritroso sull’autostrada dei Kraftwerk fino al surf robotico del Mare del Nord

Tra il 1960 e il 1963 a Sint Niklaas, in Belgio, è attiva la Kraftone, un’etichetta sussidiaria della casa discografica Helia di Albert De Backer. Lo strano compito della piccola scuderia consiste nel realizzare i cosiddetti “cheeserecords”: 45 giri a basso prezzo per promuovere formaggio e maionese dell’azienda alimentare Kraft. La Kraftone, prima che la Kraft decida di interrompere la strana attività pubblicitaria, realizza più di un centinaio di singoli, strumentali e cantati, di musica anglo-americana ma anche francese, olandese, spagnola e italiana. Se la duplice cultura vallona e fiamminga del Belgio spiega parte del repertorio dell’etichetta, la forte presenza di immigrati chiarisce il resto delle scelte stilistiche. Tra le molte pubblicazioni di carattere commerciale e di scarso rilievo, spicca l’esigua produzione dei Kraftones. Come i meno interessanti Krafties, i Kraftones sono una band di servizio della casa discografica di cui non si hanno notizie biografiche. Il gruppo realizza due 45 giri: nel 1959 “Carina/Chantal” a nome Kraftone’s con uno strumentale italiano e uno caraibico e nel 1960 “Apache/Illusion” a nome Kraftones, con il classico di Jerry Lordan celebre grazie agli Shadows e un brano originale.

Mentre il debutto è alquanto trascurabile, la seconda uscita è molto interessante, almeno per quanto riguarda il lato A. L'interpretazione di “Apache”, scarna e disadorna, ha come introduzione una parte percussiva ripetitiva e minimalista come nella nota versione del pezzo data alle stampe dal chitarrista danese Jørgen Ingmann. Il singolo del Duane Eddy della Danimarca colpisce l’immaginario dei giovani Neu! per il ritmo precursore del motorik e condiziona fortemente il loro approccio al rock’n’roll. L’incisione dei Kraftones non solo vanta un beat quadrato e ossessivo ma anche una fraseggio chitarristico metallico come se fosse eseguito con un banjo o con uno shamisen. A prescindere dal lieve sapore nipponico della parte solista, il ritmo matematico e ipnotico e l’esecuzione fredda e grezza della linea melodica infondono ad “Apache” una caratteristica robotica, palesando per la prima volta la sua natura di potenziale standard elettronico, come comprendono gli Hot Butter nel 1972. I Kraftwerk, il cui nome significa “centrale elettrica”, non menzionano i Kraftones tra le loro fonti d’ispirazione ma non è da escludere la possibile influenza della piccola band surf sul grande gruppo krautrock.

Sempre nel 1960 il 45 giri dei Kraftones esce in Germania, per l’etichetta 777, a firma Newtones. Il gruppo, titolare di un secondo singolo l’anno successivo “Karneval Rock/Ballmaskerade”, probabilmente ha cambiato nome ispirandosi alla ragione sociale di un’altra etichetta belga, la Newtone Records, per la quale realizza un solo 45 giri “Thunder Rock/Dooley Twist”, sotto la sigla Newtone Five. Kraftone’s e Kraftones, Newtones e Newtone Five, sembrano quindi essere la stessa misteriosa band ma non è chiaro chi siano i membri della formazione e se siano di nazionalità belga o tedesca. A complicare ulteriormente l’intreccio alcuni indizi di natura discografica farebbero supporre un’ulteriore sovrapposizione tra i Kraftones, nelle loro varie incarnazioni, e i Tigers, gruppo di supporto del cantante belga Dan Ellery. I Tigers incidono “Comanche” un brano surf strumentale pubblicato in Belgio con la Newtone Records e in Germania con la 777, in coppia con due pezzi differenti: “Ossewa” e “Ochsenkarre". Al netto di sonorità orientaleggianti ed esecuzioni algide, fin dai titoli dei brani è chiaro quanto sia importante il fascino esercitato dalla musica degli indiani d’America sui giovani artisti surf del periodo.

Il motorik è sia un’interpretazione semplificata del diddley beat di Bo Diddley attraverso la lezione di Moe Tucker nei Velvet Underground, sia una strana filiazione del wray beat di Link Wray attraverso il successo di “Apache” degli Shadows. All’origine del ritmo cardiaco dei Neu! e di quello meccanico dei Kraftwerk si mischiano quindi l’ascendenza africana e l’influenza pellerossa grazie anche a reintrepretazioni dei celebri brani americani da parte di misconosciuti artisti dell’Europa centrale. L’hambone africano e il ritmo amerindo si tramutano in Germania in un rigido 4/4 ad imitare alternativamente il battito del cuore o l’automatismo della macchina. Il krautrock considerato spesso quasi totalmente originale rispetto al rock’n’roll di matrice americana e alternativo rispetto al modello dominante è fortemente debitore non solo alla psichedelia anglofona ma anche al surf strumentale. Questa bizzarra radice del rock teutonico è ancora più chiara nei brevi strumentali compatti ed efficaci inclusi dai Cluster in Zuckerzeit del 1974. Se in America gli Hot Butter reinterpretano in chiave elettronica gli standard di dieci anni prima, in Germania i Cluster stabiliscono un rapporto con il rock’n’roll meno appariscente ma più profondo.

La foto a corredo dell’articolo raffigura la copertina del 45 giri split di Tigers e Newtone Five pubblicato nel 1961 dall’etichetta Variety per il mercato italiano italiano con due tracce twist: “Ossewa Twist” e “Doodley Twist”.

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