I maestri musici di Joujouka: tra paganesimo romano e islamismo sufi

I maestri musici di Joujouka: tra paganesimo romano e islamismo sufi

Joujouka o Jajouka è un piccolo paesino nella regione dell’Ahl Srif, nel sud del Rif e nel nord del Marocco, abitato da un esiguo numero di Jebala, popolo di origine berbera ma di lingua araba. Nella cultura joujoukese si mischia il culto pagano alla religione islamica e così a una rielaborazione particolare dei lupercali romani si sovrappone l’osservanza ai dettami del sufismo. I maestri musici di Joujouka suonano la lira (flauto di bambù), la rhaita (oboe rudimentale ad ancia doppia), tebel, tarija e bendir (vari tipi di percussioni), il gimbri (piccolo liuto a tre corde) e il kamanja (cordofono ad archetto). La trance music di Joujouka, molto ossessiva e ripetitiva, si distingue dalle altre espressioni sonore del sufismo per l’energia dei suoi fiati e per questa ragione WIlliam Burroughs definisce i maestri musici di Joujouka “una band di rock’n’roll di 4000 anni”. In virtù della sua speciale peculiarità, nel corso del secondo ‘900, la musica del villaggio attira l’attenzione dapprima dei principali intellettuali della beat generation in soggiorno a Tangeri e in un secondo tempo di numerosi musicisti provenienti da tutto il mondo.

Durante il rituale di Joujouka, un componente del villaggio si copre il corpo di pelli, si calca in testa un copricapo di paglia e impugna un paio di frasche per camuffarsi da Bou Jeloud, divinità del panico e della fertilità. L’impersonificazione locale di Pan irrompe nel villaggio, aggredisce gli uomini e insidia le donne: solo dopo ore di intensa esibizione dei maestri musici, Bou Jeloud balla con uno o più danzatori travestiti da Aisha Kandisha, creatura femminile bramata dal dio caprino, e si ritira nella sua tana a Magara, una piccola grotta a forma di occhio, a poca distanza dal villaggio. Nel centro del paese, di fronte alla moschea, si colloca invece un santuario dedicato al fondatore di Joujouka e missionario islamico Sidi Ahmed Schiech, colui che secondo la tradizione coltivava i campi con i leoni e curava le menti dei folli. In questo luogo, al netto di preghiere propiziatorie e riti magici, la musica viene impiegata come terapia per le malattie mentali. Per i joujoukesi Bou Jeloud e Sidi Ahmed Schiech hanno rispettivamente donato alla popolazione del luogo la musica flautistica e il repertorio curativo.

Gli scrittori Brion Gysin e Paul Bowles vengono a conoscenza della musica di Joujouka al festival di Sidi Kacem nel 1950. Gysin rimane particolarmente colpito dai maestri musici e viene presto introdotto nel villaggio dal pittore di origine joujoukese Mohamed Hamri. Gysin e Hamri cementano la loro amicizia e nel 1954 aprono a Tangeri il locale “1001 Nights” dove i maestri musici possono effettuare i loro spettacoli. Gli esponenti della beat generation e della controcultura americana, come William Burroughs e Timothy Leary, entrano così in contatto con la tradizione di Joujouka e si recano al villaggio per assistere dal vivo al cerimoniale. Se Gysin e Bowles raccolgono fin dagli anni ‘50 documentazioni su nastro della musica Gnawa e Jilala, nel 1968 il chitarrista Brian Jones registra per la prima volta i brani joujoukesi e lavora alla realizzazione del disco Brian Jones Presents the Pipes of Pan at Joujouka. L’album, pubblicato postumo nel 1971, regala un’eco internazionale al cerimoniale locale e spinge numerosi altri artisti a interessarsi alla tradizione marocchina e a visitare il villaggio di Joujouka.

Jones, condotto a Joujouka da Gysin e Hamri, grazie al contributo dell’ingegnere George Chkiantz, incide i brani nel villaggio e li rielabora a Londra. Durante la registrazione in loco, il fondatore dei Rolling Stones probabilmente si unisce come strumentista ai maestri musici, suonando chitarra, percussioni e sassofono. Tornato in patria, il chitarrista riduce parecchie ore di nastri incisi sul campo alla durata di un normale LP e applica effetti elettronici a parte del materiale prescelto. La strana operazione è frutto dell’estro di Jones ma si giova della vicinanza del chitarrista a Gysin, inventore della tecnica cut-up, a Chkiantz, ideatore dell’effetto phasing e ad Hamri autore della copertina. Cinque anni dopo, nel 1973, il sassofonista Ornette Coleman, accompagnato al villaggio dal giornalista Robert Palmer, realizza una seconda registrazione nel paesino marocchino. Coleman al sassofono contralto e Palmer al clarinetto improvvisano insieme ai maestri musici ma solo parte del materiale inciso viene pubblicato in Dancing In Your Head: in questo caso si tratta di un dialogo serrato tra il free jazz e la trance music.

A fianco delle collaborazioni effettuate da Brian Jones e Ornette Coleman, iniziano a concretizzarsi le prime incisioni dei soli maestri musici ad opera dei produttori Joel Rubiner e Arnold Stahl: il primo realizza The Master Musicians of Jajouka e il secondo appronta Tribe Ahl Serif: Master Musicians of Jajouka. I due dischi vengono incisi sul campo nel 1972 ma pubblicati rispettivamente nel 1974 e nel 1975: in questo periodo gli strumentisti marocchini iniziano ad assumere il nome di Master Musicians e per ragioni linguistiche e burocratiche cambiano la grafia del toponimo da Joujouka in Jajouka. La prima denominazione del villaggio, impiegata da Mohamed Hamri, Brion Gysin e William Burroughs e quindi da Brian Jones, finisce per essere gradualmente accantonata. Ma i joujoukesi non dimenticano Jones, morto in circostanze misteriose nel 1969, e nel corso degli anni dedicano alla sua memoria componimenti e omaggi. D’altra parte la tradizione di Joujouka, nonostante le innumerevoli iniziative, viene conosciuta in tutto il mondo principalmente grazie all’LP del chitarrista dei Rolling Stones.

Il disco Brian Jones Presents the Pipes of Pan at Joujouka, registrato da Brian Jones nel 1968, viene pubblicato per la prima volta nel 1971 con il titolo Brian Jones Plays With the Pipes of Pan at Joujouka. Nel corso degli anni gli abitanti del villaggio si sono divisi in due fazioni: la prima, al seguito di Bachir Attar, impiega il termine Jajouka e la seconda, fedele ad Ahmed Attar, utilizza la denominazione Joujouka. I Master Musicians of Jajouka hanno intrapreso una serie di tour per il mondo prendendo in parte le distanze dalla fase di scoperta del rituale ad opera di Hamri, Gysin e Jones. I Master Musicians of Joujouka sono rimasti più legati al villaggio marocchino e hanno tributato omaggio ai tre artisti. Purtroppo la ristampa in CD del disco di Jones è stata approntata dalla fazione di Bachir Attar e ha patito il cambio di titolo, copertina e suddivisione in tracce.

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