Here Comes the Judge di Pigmeat Markham: la prima canzone rap della storia della musica

Here Comes the Judge di Pigmeat Markham: la prima canzone rap della storia della musica

La nascita del rap, solitamente, viene collocata a New York ad inizio anni '70 e associata al toasting ovvero alla consuetudine dei dj jamaicani di raccontare storie sulle basi dub, durante le feste. Un altro affluente importante che converge nello stesso bacino è rappresentato dalla cosiddetta spoken word poetry, ovvero da una forma di poesia orale legata alla beat generation, al free jazz e al black power. Fonti remote sono tradizioni africane come i racconti di storia dei griot e lo scambio di insulti dei dozen, gli holler blues, canti di lavoro ritmati e a cappella, e i talking blues, brani parlati accompagnati da contributi strumentali, gli spiritual, cori a sfondo religioso e gli scat jazz, vocalizzi improvvisati e non-sense. Più prossimi al periodo della preistoria dell'hip-hop, che va precisamente dal 1968 al 1973, e più determinanti nello sviluppo del nuovo genere sono invece certi sconfinamenti verso lidi radicali compiuti da esponenti del mondo soul e funk. Si sottovaluta spesso infine l'apporto della novelty music, ovvero delle canzoni comiche e leggere, connesse di norma all'ambito teatrale. 

La nascita del rap viene collegata alla figura di Dj Kool Herc: il capostipite dei dj hip-hop, ispirandosi all'operato di dj dub come U-Roy e Dennis Alcapone, esegue dal vivo i primi esprimenti pubblici al giradischi. I pezzi scelti per le performance sono tendenzialmente i capolavori di James Brown, l'artista funk più amato e più influente dell'area, autore, tra l'altro, di canzoni proto-rap. Prima che Curtis Mayfield e Isaac Hayes forniscano, dal versante soul, ulteriori contributi alla questione e Grandmaster Flash e Afrika Bambaataa codifichino l'hip-hop come genere musicale compiuto, esordiscono Last Poets e Watts Prophets, i due primi gruppi a pubblicare LP rap, con basi percussive e tracce vocali parlate. Se LeRoi Jones/Amiri Baraka può essere giudicato un rilevante anticipatore dal coté lirico, Gil Scott Heron è il primo rapper a tutto tondo. Sul versante rock, Bob Dylan e John Lennon, memori dei talking blues di Woody Guthrie e Pete Seeger ma anche di certi rock'n'roll particolari di Chuck Berry e Bo Diddley, incidono, episodicamente, brani caratterizzati in questo senso. 

Nel 1968, anno di "Say It Loud-I'm Black and I'm Proud" di James Brown ma anche di A Black Mass di LeRoi Jones, Dewey "Pigmeat" Markham, soprannominato anche Alamo, dà alle stampe, su 45 giri, "Here Comes the Judge". Considerato da molti il primo esempio di rap della storia della musica, il brano è fresco e tirato con una serrata prova vocale e un'incalzante base funky. Il pezzo, che si giova di Gene Barge alla produzione e di Minnie Riperton alla seconda voce, è dedicato all'omonimo sketch di cui Markham è protagonista nel programma televisivo Rowan and Martin’s Laugh-In. L'artista ha esordito nel 1917 come ballerino di uno show itinerante con Bessie Smith e ha preso il nome d'arte dalla canzone "Sweet Papa Pigmeat". Attivo nel circuito vaudeville diventa, con il passare dei decenni, uno dei principali comici afroamericani. Passa quindi dal teatro alla televisione e partecipa a vari programmi, tra i quali The Ed Sul­livan Show e Rowan and Martin’s Laugh-In. Proprio in quest'ultima trasmissione, interpreta il ruolo di un buffo giudice in una gag rilanciata da Sammy Davis Jr.

Al momento della pubblicazione, Markham ha 64 anni, è attivo da decenni nel mondo dello spettacolo e da qualche tempo incide dischi comici per la Chess Records. Il singolo arriva nella top venti della classifica Billboard, regalando al vecchio artista una fama insperata. Se "The Trial", il brano del lato B, è uno sketch trascurabile, i due 45 giri seguenti, "Sock It to 'Em Judge/The Hip Judge" e "Pig's Popcorn/Who Got the Number" si pongono sulla scia di "Here Comes the Judge", e, pur senza replicarne l'efficacia e il successo, tentano di dare un seguito allo strano pezzo. Numerosi interpreti, in ambito attoriale, possono vantare un'influenza diretta sulla musica rap o qualche episodio anticipatore del genere ma il ruolo di Markham svetta sugli altri. I repertori di intrattenitori come Rudy Ray More aka Dolemite, Clarence Reid aka Blowfly e Lincoln Perry aka Stepin Fetchit sfoggiano brani precursori del rap ma nessuna canzone così premonitrice come "Here Comes the Judge". Purtroppo l'attore non riesce a dare continuità al filone e torna presto a svolgere il suo lavoro principale. 

Per ironia della sorte, le gag dello spettacolo ispirano ad un altro musicista la stesura di un tributo alla medesima serie, con lo stesso titolo: Shorty Long pubblica, sempre su 45 giri, la sua "Here Comes the Judge", battendo sul tempo Markham. Nello stesso periodo i Magristrates e i Buena Vistas, nel tentativo di capitalizzare il successo dello spettacolo televisivo, danno alle stampe altri due pezzi omonimi ma musicalmente differenti. L'azzeccato e riuscito brano soul di Long è la probabile fonte di ispirazione di un'ultima canzone sul tema registrata, qualche anno dopo, da Peter Tosh in Giamaica. Intanto in Gran Bretagna, sempre nel 1968, i Barron Knights, con un giovanissimo Elton John al piano, realizzano una cover ironica della "Here Comes the Judge" del comico, come parte di An Olympic Record. Rispetto alle tracce rivali e alla reinterpretazione scherzosa, il brano di Markham, lontano dalla cultura giamaicana e dalla poesia di protesta, prendendo le distanze dalla tradizione blues e dal rinnovamento funk, conserva il primato di solido apripista di un intero filone musicale.

 

 

 

Pigmeat Markham pubblica il 45 giri "Here Comes The Judge/The Trial" nel 1968 per la Chess Records. Nello stesso anno, per la stessa casa discografica "Here Comes The Judge" viene inserito nell'LP omonimo. 

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