Cramps, tra cover, ispirazioni e plagi: un percorso hauntologico

Cramps, tra cover, ispirazioni e plagi: un percorso hauntologico

I Cramps, con i loro primi dischi, hanno dato vita ad un nuovo modo di rapportarsi alla tradizione, al surf e al rock'n'roll. Gli occhiali attraverso i quali Lux Interior e i suoi compagni di avventura spulciano gli archivi sono quelli del punk. E le lenti, più distorsive che graduate, si poggiano su brani minori e su band sconosciute, purché posseggano la sufficiente morbosità. Ripartendo da standard mancati della fine degli anni '50 e dell'inizio dei '60, i Cramps imbastiscono un repertorio eccentrico e di fatto riscrivono la storia. Gettando luce sul materiale oscuro e minaccioso di band e solisti tanto intriganti quanto repellenti, creano un futuro alternativo per il rock'n'roll dell'epoca ruggente, lontano dalla posa posticcia dei rotocalchi e dalla patinata ricostruzione storiografica. 

Quando Erick Purkhiser in arte Lux Interior e Kristy Wallace in arte Poison Ivy si incontrano a Sacramento in California sono due hippy nell'epoca del tramonto della sottocultura. Il flower power, immerso di ideologia e sostanze psicotrope, incominciava a dubitare del luminoso futuro dell'era dell'acquario. I due reagiscono al declino del movimento, fondando una band, i Cramps, e spostandosi dapprima ad Akron e poi a New York, per unirsi alla nascente scena punk. Ma soprattutto Lux Interior e Poison Ivy creano, con ossessione maniacale, una collezione privata di vinili rock'n'roll e surf finiti nell'oblio. L'archivio raccoglie soprattutto 45 giri rari e sghembi, fonti d'ispirazione che trasfigurano il loro punk in qualcosa di diverso, a torto o a ragione, definito psychobilly. 

Soffermandoci solo sulla prima parte di carriera della band, iniziamo con l'esempio più eclatante e complesso: "Garbageman". La struttura del brano, pubblicato su 45 giri e sul primo LP, è basata su una rielaborazione dello strumentale di fine anni '50 "The Caterpillar Crawl" degli Strangers, già plagiato dai Rumblers in "Boss". I Cramps si appropriano della stessa intuizione musicale, intestando i diritti d’autore a Lux Interior e Poison Ivy e trasformando lo strumentale in un cantato. L'attitudine con la quale la band psychobilly fagocita pezzi di rock'n'roll underground degli anni '50 e '60 non è quella del revivalismo ottuso o della furba scopiazzatura ma la prassi di musicisti che, tra il post-moderno e l'hauntology, prelevano brandelli del passato per creare collage, senza impiegare il campionatore.

In quest'ottica, tra citazionismo e cut up, Lux Interior fa riferimento, nel testo di "Garbageman", a "Louie, Louie", il classico garage di Richard Berry, e a "Surfin' Bird" il capolavoro surf dei Trashmen. Il tutto sotto l'incedere crepitante di "The Caterpillar Crawl". Anche alcuni capolavori del rock'n'roll anni '50 citavano brani altrui: "Short Fat Fannie" di Larry Williams e "Roll Over Beethoven" di Chuck Berry, per fare due esempi. In questi casi però i due artisti si limitavano a menzionare nel testo titoli di pezzi coevi. Lux Interior rende onore a canzoni di due decenni prima e nel farlo impiega, come base sonora, l'intelaiatura di un terzo brano d'epoca. I Cramps in questo caso come nei seguenti sono soprattutto interessati a vampirizzare il beat e il riff più della melodia. 

Lo sguardo rivolto al passato a livello lirico e l'inglobamento di una porzione di un brano altrui a livello musicale, pone "Garbageman" su un altro piano rispetto a "Short Fat Fannie" e "Roll Over Beethoven". Il testo poi, per quanto criptico, vede Lux Interior nel ruolo di uno spazzino: di fronte al dilemma sulla natura più o meno punk del suo interlocutore fittizio, sembra tirare fuori, dalla spazzatura del garage di cui sta disquisendo, i riferimenti a "Louie Louie" e "Surfin' Bird", come fossero due rifiuti. Ecco quindi le citazioni come detriti, come scorie, come brandelli di un passato morto e rianimato attraverso il rito voodoo del procedimento collagistico. Il patchwork testuale e musicale non si presenta come un semplice divertissement ma come l'unica forma artistica possibile.

Nell'LP Songs the Lord Taught Us, si può ascoltare insieme a "Garbageman",  "Sunglasses After Dark" un altro brano, frutto di un analogo procedimento di taglia e incolla: in questo frangente però vengono riconosciuti i crediti agli autori dei brani saccheggiati. Si tratta di una sorta di "mash up suonato" tra l'originale di Dwight "Whitey" Pullen, una porzione di "Ace of Spades" di Link Wray e un contributo personale di Lux Interior e Poison Ivy. Ma l'apporto dei Cramps potrebbe limitarsi alla scelta e alla giustapposizione dei brani: l'innocuo pezzo di Pullen, con l'inserimento del sinistro strumentale di Wray e la lugubre interpretazione della band, si trasforma in un brano tanto nuovo quanto inquietante. In questo modo i Cramps costruiscono i loro anni '50 alternativi.

Nello stesso disco altri pezzi, titolarmente a firma di Lux Interior e Poison Ivy, sono in realtà chiaramente basati su pezzi d'archivio: "TV Set" si ispira a "Sundown" di Don & The Galaxies, "Was a Teeneage Werewolf" a "Strollin' After Dark" degli Shades, "What's Behind the Mask" a "Tornado" di Dale Hawkins, "I'm Cramped" a "Bust Out" dei Busters. Accanto ai brani ispirati da altri artisti, i Cramps inseriscono nel loro LP d'esordio una serie di cover palesi:  "Fever" brano reso celebre da Little Willie John, Peggy Lee e Elvis, "Rock on the Moon" di Jimmy Stewart, "Strychnine" dei Sonics e "Tear It Up" del Johnny Burnette Trio. Pare rimangano fuori dal gioco smaccatamente citazionistico e reinterpretativo solo i tre brani centrali dell'LP: "The Mad Daddy", "Mystery Plane" e "Zombie Dance".

I Cramps quindi lavorano in differenti modi: effettuano delle trasformazioni di brani altrui, intestandosene la paternità in virtù di innesti e giustapposizioni. D'altra parte realizzano cover dichiarate di eroi misconosciuti o celebri del rock'n'roll. Lo strano comportamento ondivago e schizofrenico, tra plagio furtivo e omaggio manifesto, non è di certo l'unica. Lux Interior e Poison Ivy scelgono infatti brani astrusi e disturbanti da interpretare con ancor più depravazione rispetto agli originali e parallelamente scelgono pezzi solari e positivi, da stravolgere radicalmente per modificarne senso e atmosfera, sia sotto l'aspetto della lirica che per quanto concerne l'arrangiamento. E talvolta si mischiano brani di un tipo e dell'altro per ottenere il risultato desiderato. 

Anche nella produzione di 45 giri e EP la musica non cambia. Già all'esordio assoluto con "Human Fly" i Cramps avevano messo in chiaro le cose. Il brano mutua l'effetto del ronzio, ottenuto con la chitarra elettrica, da "Green Mosquito" dei Tune Rockers. Sonorità simili si possono trovare in brani surf come "Kick Out" dei Safaris ma Lux Interior e Poison Ivy vogliono alludere proprio al disturbante verso dell'insetto e quindi scelgono come punto di riferimento il pezzo sulla "zanzara verde". Per ottenere il giusto rumore, imitato da una chitarra fuzzosa e dalla voce del cantante, i Cramps non possono che citare, incorporandolo nel loro brano, l'oscuro strumentale degli anni '50. Sembra non sia possibile per la band partire dal nulla nella creazione.

Il lato B di "Human Fly, vero e proprio manifesto programmatico, è "Domino" una cover di Roy Orbison. E i pezzi interpretati dai Cramps nei singoli e nell'EP seguenti sono tutti composti da cover con un elemento comune: un ritmo ipnotico e caracollante: "Surfin' Bird" dei Trashmen, "The Way I Walk" di Jack Scott, "Love Me" di Phantom, "I Can't Hardly Stand It" di Charlie Feathers, "The Crusher" dei Novas, "Goo Goo Muck" di Ronnie Cook And The Gaylads, "She Said" di Hasil Hadkins, Save It di Mel Robbins, "Lonesome Town" di Ricky Nelson. Con questa lista si potrebbe tracciare una controstoria del rockabilly e in effetti i vari volumi antologici della serie Songs The Cramps Taught Us costruiscono un percorso parallelo alla scena rock'n'roll ufficiale.

Tra queste tracce eterogenee ma interne ai confini di rockabilly e surfabilly è però individuabile un fil rouge particolare: quello del rock demenziale. Sulla scia di "Surfin' Bird" dei Trashmen, già reinterpretato nell'annus mirabilis del punk dai Ramones, i Cramps incidono almeno un paio di altre canzoni, "Love Me" di Phantom e "The Crusher" dei Novas, che si inseriscono a pieno titolo nel curioso ambito del rock'n'roll grottesco. La maschera da Zorro di Phantom e la dedica ad un wrestler da parte dei Novas ben si adattano all'immaginario carnevalesco e horrorifico di Lux Interior e Poison Ivy. È il "pesce surfante", però, a restare nella memoria collettiva, travalicando i confini del genere, come simbolo dello spirito spensierato e divertito dei primi '60. 

Per il resto, i Cramps sembrano trascurare vere e proprie stelle del primo rock'n'roll: Buddy Holly e Eddie Cochran, Gene Vincent e Jerry Lee Lewis non sono tra i favori della band. Nello scandagliare gli abissi delle più oscure pubblicazioni dei '50 si imbattono nei nomi più sfortunati e astrusi per poi celebrare a modo loro il più celebre rocker al mondo: Elvis Presley. In questo cammino schizofrenico, ondeggiano tra rendere torve e fosche le canzoni di artisti patinati come Roy Orbison e Ricky Nelson, a portare all'attenzione del grande pubblico, con cover maggiormente in linea con gli originali, artisti di seconda fila come Charlie Feathers e Albert "Sonny" Burgess, senza riuscire però a celare l'amore viscerale per lo sperimentatore Link Wray

Lasciando a latere i rocker responsabili di un solo 45 giri, sono però da segnalare due musicisti suis generis, punti di riferimento dei CrampsHasil Adkins e Billy Lee Riley. Il primo è outsider, un alterego bifolco e squinternato del re di Memphis. Il secondo, sicuramente meno eccessivo nei toni e nelle pose, è uno dei tanti Elvis mancati. Se Hasil Adkins pubblica per piccole etichette indipendenti e sembra uscito da un pollaio, Billy Lee Riley ha un contratto con la mitica Sun Records ma assomiglia ad un personaggio di un fumetto fantascientico. La tematica extraterrestre infatti fa il suo ingresso nel rock'n'roll proprio grazie a Riley, avvistatore paranoico di UFO. I due rocker così antitetici e così complementari tratteggiano un bel ritratto del rock'n'roll "alternativo" amato dai nostri. 

Tornando ai Cramps, spesso anche quando il brano del singolo risulta formalmente originale, cela un'ispirazione tanto marcata da rasentare il plagio. E così "Drug Train" è fortemente debitrice alla misconosciuta "Please Give Me Something" dei misteriosi Bill Allen and The Back Beats mentre "New Kind of Kicks" gode di una citazione incrociata di "He's Waiting" dei noti Sonics e "I Will Not Be Lonely" dei meno noti Fanatics. La medesima operazione si ripete nel secondo LP della band, Psychedelic Jungle: "Don't Eat Stuff Off the Sidewalk" è figlia di "Werewolf" dei Frantics e "The Natives Are Restless" è il prodotto di un'influenza doppia: Rompin' di Jerry Warren  e "I Want Some Of That" di Kai Ray. La prassi ormai è consolidata e si è fatta stile, marchio di fabbrica. 

Rispetto al primo LP, nell'atteso seguito, diminuiscono i brani realizzati con un calco deformante ma aumentano le cover dichiarate, fino a coprire metà del repertorio: "Green Door" di Jim Lowe, "Jungle Hop" di Kip Tyler and the Flips, "Rockin' Bones" di Ronnie Dawson, "Goo Goo Muck" di Ronnie Cook and the Gaylads, "The Crusher" dei Novas, "Primitive"dei Groupies e "Green Fuz" dei Randy Alvey and The Green Fuz. Questi ultimi due brani, gli unici della seconda metà degli anni '60, traghettano la passione archeologica dei nostri eroi dal rock'n'roll e il surf di fine anni '50 alla psichedelia. In questo senso si spiega il titolo dell'album: Psychedelic Jungle. Il salto successivo per la band consiste infatti nel riallacciarsi alla psichedelia, ancorandola alle radici rockabilly. 

Se la cover di "Strychnine" e la strizzata d'occhio a "Psychotic Reaction" con "I'm Cramped", avevano spinto gli archivisti Lux Interior e Poison Ivy, a spulciare i volumi più recenti della storia del rock, un brano come "Green Fuz" fa approdare la band alla fase successiva, allo sfilacciamento lisergico delle strutture basilari del genere. In fondo "psichedelia" non significa solo mellotron, pacifismo e sitar. In realtà anche artisti come Deviants e Monks13th Floor Elevators e Red Crayola avevano patrocinato quella stagione all'insegna di una rilettura delle radici musicali non dimentica dello spirito dei primordi ma in cerca di una prospettiva futura. Di futuro i Cramps non riescono ad occuparsi ma durante le prime sessions provano ad incidere un pezzo di Rocky Erikson e uno di Mayo Thompson.  

Alla nostalgia sinistra della band si somma la malinconia rassegnata dei loro estimatori. Dispiace non si possano sentire Lux Interior e Poison Ivy alle prese con brani anomali e sgraziati come "Rat's Revenge" dei Rats o "To Find Out" dei Keggs, "Scream" di Ralph Nielsen and the Chancellors o "Paralyzed" di Legendary Stardust Cowboy. Addolora non abbiano costruito brani nuovi partendo dalla scomposizione di strumentali come "Switchblade" di Ron Thompson o "Cool & Crazy" di Nick and The Jaguars. E il gioco potrebbe continuare all'infinito. Ma se si dovesse scegliere un solo nome tra i precursori dei Cramps occorrerebbe citare i Flamin’ Groovies. La band di Teenage Head, con una proposta in bilico tra revival rockabilly e blues rock basico, ha di certo precorso i tempi. 

I Groovies di inizio '70 riescono in effetti a trovare un equilibrio perfetto tra le tentazioni di revivalismo rock'n'roll di Roy Loney e il blues di marca stonesiana di Cyril Jordan. Questa miscela alchemica è attraversata, fin dal titolo dell'opera, da una mitizzazione dell'adolescenza e da una venatura horror: per queste ragioni Teenage Head può essere considerato un precedente, meno malato e obliquo, al debutto dei Cramps. Nelle sessions che partoriscono il vero capolavoro dei Groovies, siede nel ruolo di produttore Jim Dickinson, una sorta di figura mediana tra Leon Russel e Screamin' Jay Hawkins equivalente di Dr. John in quel di Memphis. Dickinson, futuro collaboratore dei Cramps, grazie all'album Dixie Fried, può essere indicato come un antenato di Lux Interior.

Discorso analogo occorre affrontare a riguardo di un personaggio tanto importante quanto difficilmente catalogabile: Kim Fowley. Il rocker selvaggio e osceno in Outrageous dà il meglio di sé grazie ad una proposta punk prima del punk. Fowley bestemmia, vomita e inveisce su disco, quando nel mondo giovanile vige ancora il flower power e il pacifismo lisergico. Ma prima di declinare, negli LP seguenti, verso un hard rock/glam più convenzionale, realizza il singolo "Big Bad Cadillac" a nome King Lizard in cui il rockabilly viene già riletto in chiave ironica e dissacrante in anticipo sui nostri. I Sonics, gruppo amato da Cramps, sono infine il gruppo garage che più di ogni altro ha incorporato la musica degli anni '50, traghettando Little Richard alla chitarra elettrica. 

L' operazione dei Cramps può vantare anche un paio di precedenti minori, grazie a Dean Carter e Scott McKay. I due rocker, attivi nella seconda metà degli anni '60, con una manciata di canzoni a testa perlopiù cover, cercano di rinverdire l'energia dei primi vagiti del rock'n'roll con un approccio malato e spasmodico. A metà strada tra l'essere fuori tempo massimo e profetizzare la moda a venire, non possono sfoggiare una discografia paragonabile a quella di Lux Interior e Poison Ivy, di cui non posseggono né la costanza né la consapevolezza. Nonostante i vistosi limiti, sembra in pieno stile Cramps, segnalare i nomi di musicisti sconosciuti che, con un numero ridottissimo di 45 giri, possono essere considerati progenitori degli inventori dello psychobilly.  

Aleggia poi per tutta l'opera della band un fantasma, il mai troppo citato Elvis Presley, il mito assoluto del primo rock'n'roll, il re di Memphis deceduto poco prima del debutto discografico dei Cramps. La bellezza giovanile e la decadenza successiva, la carica erotica e la pulsione mortifera si mischiano nell'immaginario di Lux Interior e Poison Ivy. Altre due esperienze artistiche sono invece in qualche modo paragonabili al tragitto dei Cramps: i Suicide e i Gun Club. Entrambe le band sono compagne di viaggio dei nostri, tra la seconda metà degli anni '70 e la prima degli '80. Ma se i Suicide creano una sorta di rockabilly depravato e sintetico, tra ansimi e drum machine, i Gun Club si spostano ancora più a ritroso verso le radici del rock'n'roll, nel delta del Mississippi.

Il lavoro dei Cramps non è di certo il manierismo del revivalismo più ortodosso e sterile, né il nostalgismo meno settario e reazionario degli Stray Cats. Se riescono ad assestare colpi magistrali nella reinterpretazione di stilemi perduti nei meandri dell'industria discografica più remota, occorre rendere grazie ad uno strano passo da gambero dei nostri. Lux Interior e Poison Ivy non impiegano i modelli del passato per effettuare un balzo in avanti, così come avevano fatto Stones e Dylan ad inizio anni '60, pescando dal folk e dal blues, o i Ramones, tornando al garage con un'attitudine nuova. I Cramps non guardano al domani ma si riallacciano alle origini del rock'n'roll perché riescono a declinare l'idea di futuro solo come prospettiva mancata degli anni '50. 

Solo così si comprende il loro look e il loro repertorio, la ricerca del suono e la costruzione dei brani. Il plagio, se di plagio si può parlare, non è né una colpa né un difetto ma parte integrante del personale approccio creativo, quint'essenza della loro estetica. Quella offerta dai Cramps, infine, non è una riproposizione nostalgica di un'età dell'oro idilliaca ma una profezia retrofuturista, distopica e inquietante. Gli horror movie e le loro colonne sonore, i fumetti fantascientifici e le riviste porno, sono tutti elementi di contorno della loro finzione narrativa, incentrata fondamentalmente su una sessualità lasciva e su un'aggressività demoniaca. I giubbotti di cuoio, i chopper e le Cadillac sono soltanto oggetti di scena utili a ricostruire uno sviluppo alternativo di un passato amatissimo.

 

 

 

I Cramps danno alle stampe l’EP Gravest Hits nel 1979 e gli LP Songs The Lord Taught Us e Psychedelic Jungle rispettivamente nel 1980 e nel 1981. Pubblicano inoltre i 45 giri “Human Fly/Domino” e “Surfin' Bird/The Way I Walk” nel 1978, “Garbageman/Drug Train”, “Fever/Garbageman”, “Drug Train/Love Me/I Can't Hardly Stand It” e “Goo Goo Muck/She Said” nel 1980. L’analisi dell’articolo si ferma a questa prima fase della carriera della band. Non riportiamo i dati e le date di tutti i brani coverizzati, citati o "plagiati" dai Cramps per ovvie ragioni di spazio. 

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