Il manifesto funebre e pubblicitario di Gino De Dominicis

Il manifesto funebre e pubblicitario di Gino De Dominicis

La morte è entrata nel mondo dell'arte di matrice duchampiana grazie a Piero Manzoni e Ben Vautier. Nel 1959 Piero Manzoni, progetta, senza arrivare alla realizzazione concreta, l'esposizione di cadaveri all'interno di scatole di plastica trasparente. Nel 1960 Ben Vautier firma il concetto di morte come opera d'arte, all'interno del tour de force del "Moi, Ben Je Signe". I due autori ludico-concettuali violano quindi uno dei più grandi tabù dell'umanità e esorcizzano la paura atavica per il trapasso, trasformando un singolo corpo deceduto o l'idea astratta della morte in fatti artistici. Quasi un decennio dopo la sfida a distanza tra i due neodadaisti, Gino De Dominicis dà il suo apporto alla questione con Manifesto mortuario.

Nel 1969, per promuovere, una sua mostra alla galleria romana L'Attico, De Dominicis realizza un manifesto pubblicitario del tutto simile ad un annuncio funebre. La locandina riporta il nome dell'artista e il luogo della mostra: "Gino De Dominicis L'Attico Roma 1969" recita il testo. Nessuna data di nascita e di morte, nessun saluto di commiato dei parenti affranti e nessun riferimento ad orari per celebrazioni religiose. Eppure la cornice grafica del manifesto è inequivocabilmente affine a quella degli annunci mortuari: i crisantemi in bianco e nero si intrecciano lungo tutto il perimetro. Nel comunicare, a parole, l'inizio di un'esposizione, De Dominicis allude, nella forma, all'estremo addio e alla sua morte come uomo e artista. 

 

 

 

Gino De Dominicis realizza il Manifesto mortuario per la mostra alla galleria L'Attico di Roma nel 1969.

Gino De Dominicis viaggia nello spazio

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Mario Ceroli trasforma la bocca della verità in un letto

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