Il palazzo ideale di un postino fantasioso

Il palazzo ideale di un postino fantasioso

Il signor Fernand Cheval, a cavallo tra ‘800 e ‘900, realizza in solitaria un palazzo privo di finalità pratica a Hauterives, nel dipartimento francese della Drôme. L'impresa potrebbe essere giudicata folle anche se l'autore fosse un addetto ai lavori: Cheval però non è né un architetto né un ingegnere ma un semplice postino. Per comprendere le ragioni della stramba costruzione dell'edificio e della curiosa scelta del luogo, occorre raccontare l'episodio più importante della sua esistenza: Ferdinand, un giorno dell'aprile del 1879, mentre sta percorrendo il tragitto giornaliero per la consegna della posta, si inciampa in una pietra a forma circolare. Rialzatosi in piedi, estrae subito dal suolo lo sghembo sasso, lo considera un oggetto magico e lo battezza “pierre d'achoppement”. E come nella metafora evangelica, su quella “pietra d’inciampo”, decide di edificare il suo palazzo ideale, il Palais Idéal appunto. Quindici anni prima, infatti, aveva sognato di costruire un castello con grotte e cunicoli ma per tre lustri aveva accantonato l'irrazionale premonizione. Grazie alla caduta fortuita, giudicata rivelatrice, Cheval crede sia giunto il momento di trasformare quelle immagini oniriche in realtà.

Nello stesso campo dove è sdrucciolato a terra, nei giorni successivi, il postino scova altri sassi dalle forme particolari e durante i viaggi lavorativi raccoglie nelle sua borsa numerose pietre, divenendone una sorta di collezionista compulsivo. Pur non vantando nozioni in materia, erige quindi, sul terreno prescelto e con il materiale rinvenuto, una costruzione senza funzionalità propria. Un palazzo immaginario privo di scopi abitativi: in termini tecnici, questa realizzazione naïf tridimensionale, viene considerata un chiaro esempio di outsider architecture. Nello stesso momento storico, con quattro anni di ritardo ma con maggiori competenze professionali, l'architetto spagnolo Antoni Gaudí inizia l'edificazione, a Barcellona, della Sagrada Familia. Il complesso religioso, non portato a compimento dal suo autore, è paragonato da alcuni al Palais Idéal: nonostante alcuni punti di contatto nell'elaborazione di una forma architettonica non convenzionale e non ascrivibile a nessuna tradizione precedente, l'opera di Cheval presenta un vistoso carattere naïf assente nella creazione di Gaudì. Entrambi gli autori però vengono influenzati tanto dalle architetture preesistenti quanto dal mondo naturale. 

Il Palazzo Ideale non a caso, in un primo tempo, viene chiamato dal suo autore il Tempio della Natura: le forme sinuose del creato sono di stimolo per Cheval, che plasma colonne e architravi prendendo a modello gli esemplari più disparati di vegetazione. Il complesso architettonico vanta al contempo articolate decorazioni allegoriche legate alla sfera religiosa, influenzate dall'arte classica, medievale, egizia, araba e indiana. I fregi delle varie facciate della struttura raffigurano uomini, animali e vegetali realizzati in modo fantasioso e surreale. Tutte le grotte del palazzo infine sono collegate da una serie labirintica di corridoi. Probabilmente la fonte d'ispirazione principale dell'edificio è rappresentata dalle cartoline e dalle riviste illustrate come Le Magasin Pittoresque o La revue illustrée che il postino consegna a domicilio per lavoro. Cheval, peraltro, è stato di persona in Algeria per il servizio militare e a Parigi in occasione dell'Esposizione universale: anche queste due esperienze personali possono essere state determinanti nella formazione del suo stile. La costruzione è quindi, nel complesso, un viaggio immaginario tra epoche e culture diverse, in equilibrio tra interesse per la modernità e culto della natura. 

Nell’arco di più di 30 anni, Cheval, munito soltanto di cazzuola e carriola, lavora in ogni momento libero al suo progetto fantasioso, dedicandosi all'architettura immaginifica anche nottetempo, grazie alla luce di una lampada a petrolio. Durante gran parte della durata del cantiere, i compaesani prendono per pazzo l'eccentrico costruttore ma Cheval non se ne preoccupa e continua indefesso a sbizzarrirsi. Nello stesso arco di tempo il postino subisce vari lutti in famiglia: perde la prima moglie e due figli. Il castello, che prevede il sepolcro per sé e la sua compagna, è quindi, tra le altre cose, un modo per eternarsi e sconfiggere la morte. Ma l'architettura naïf è anche un'incredibile opera sincretica dove si mischiano mostri e santi, culture e stili, religioni e mitologie. Modelli e fonti d'ispirazione provenienti da tutto il mondo, grazie all'eccezionale visionarietà onirica di Cheval, trasformano lo strambo palazzo in un monumento alla fratellanza tra i popoli e alla mescolanza dei credi. L'edificio non è quindi una struttura funzionale a qualche uso canonico ma consiste in una rete inestricabile di cunicoli realizzata semplicemente per collegare parti dell'opera dedicate a terre ed epoche remote. 

I corridoi del Palais Idéal portano a grotte e cripte, rendono accessibili camminamenti e terrazze ma non sbucano in nessuna stanza abitabile e in nessun padiglione vivibile. Le quattro facciate dell'edificio vedono la presenza di un monumento egizio, ispirato alla vegetazione nordafricana, un tempio indù con le rappresentazioni allegoriche di tre giganti, Cesare, Vergingetorige e Archimete, a guardia della struttura, e riproduzioni in miniatura di un castello medievale, di uno chalet svizzero e di una moschea. E ancora il Palais Idéal vanta figure zoomorfe di cervi, coccodrilli e pellicani, forme fitomorfe raffiguranti le piante più strane e infine fontane, cascate e un laghetto artificiale. Il tutto è corredato da pagode e pinnacoli, guglie e cupole, colonne e scale, elementi architettonici che talvolta riportano l'iscrizione di motti e proverbi. La porzione più sorprendente del palazzo è però la cripta dedicata alla "fedele compagna dei momenti di difficoltà” ovvero alla carriola di legno del costruttore autodidatta. L'attrezzo, impiegato per la realizzazione dell'impresa colossale, è infatti murato in una nicchia e oggetto di una sorta di venerazione riconoscente da parte di Cheval, non priva di intelligente ironia.

Il Palais Idéal, già durante la lavorazione, inizia ad essere meta di curiosi e intellettuali. Nel 1897 si presentano i primi visitatori e nel 1904 il poeta Émile Roux Parassac è il primo uomo di cultura ad interessarsi al palazzo e a dedicare un componimento a Cheval. Nel corso degli anni, l'attenzione per il castello aumenta e il postino, idealista ma pragmatico, assolda un aiutante per guidare le visite ed effettua bigliettazione a pagamento. Dopo decenni di lavoro indomito, il costruttore conclude l'opera nel 1912 e si ritira a vita privata. “1879-1912. 10.000 giorni, 93 mila ore, 33 anni di sacrifici. Se c'è qualcuno più testardo di me, si metta al lavoro" è l'ironica e lapidaria sentenza scritta da Cheval su una parete, al termine dei lavori. L'artista naïf esprime infine il desiderio di essere seppellito, una volta deceduto, all'interno del suo palazzo, nel sepolcro destinato a lui e a sua moglie. Le leggi in vigore però non lo consento e allora Cheval si rimette all'opera e impiega le sue ultime energie per costruirsi, con pietre, conchiglie e cemento, un mausoleo nel cimitero locale: Tombeau du silence et du repos sans fin. La Tomba del silenzio e del riposo senza fine, edificata tra il 1914 e il 1922, raccoglie i suoi resti, alla morte del postino, nel 1924.

Nello stesso anno in cui muore Cheval, debutta nel mondo dell'arte il movimento d'avanguardia che più considera il postino un suo stimato precursore: il Surrealismo. Il Palazzo Ideale entusiasma artisti del calibro di Pablo Picasso e Max Ernst, autori di opere ispirate alla creatività di Cheval. Suscita poi l’interesse del leader surrealista André Breton, che dedica una poesia al costruttore e scrive pagine appassionate sull'edificio eccentrico: Breton è molto interessato all’arte naïf e il Palais Idéal ne rappresenta un ottimo esempio monumentale. Successivamente la struttura viene accostata e assimilata alla teorizzazione dell'Art Brut da parte dal pittore e scultore Jean Dubuffet, interessato come Breton a forme estetiche non convenzionali. L'antropologo Levi Strauss e lo scrittore Peter Weiss si occupano poi dell'esperienza di Cheval nei loro scritti, nobilitando così ancora di più il suo operato. Infine il fulgido esempio di outsider architecture colpisce l'immaginario di artisti più giovani come i membri del Nouveau Réalisme Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle, autrice di un omaggio artistico al postino, e precorre, insieme al Merzbau di Kurt Schwitters, la creazione del negozio del fluxer Ben Vautier

 

 

 

 

Joseph Ferdinand Cheval, detto anche Facteur Cheval per via del suo mestiere, nasce a Charmes-sur-l'Herbasse nel 1836 e muore a Hauterives, nel 1924. Cheval edifica in totale solitudine, con circa 100 mila pietre, 1000 metri cubi di mattoni e più di 3.500 sacchi di calce, il Palais Idéal in 33 anni, dal 1879 al 1912. Il Palais Idéal ha un'altezza di 12 metri, una larghezza di 14 e una lunghezza di 26, per una superficie complessiva di 350 metri. Nel 1969 è considerato monumento storico dalle autorità grazie ad André Malraux, nel 1975 è elevato a simbolo culturale del paese e nel 1984 viene emesso un francobollo delle poste francesi in onore dell’opera. Tra il 1983 e il 1983 la struttura subisce un'opera di restauro e nel 1994 viene acquistata dal comune di Hauterives. Il mausoleo Tombeau du silence et du repos sans fin viene invece costruito nel cimitero di Hauterives, sempre dal solo Chevalin 8 anni, dal 1914 al 1922.

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