Bo's Bounce: l'eco lontana del Bo Diddley sperimentatore

Bo's Bounce: l'eco lontana del Bo Diddley sperimentatore

Dalle pionieristiche registrazioni di Elvis Presley con Sam Phillips, che hanno segnato lo stile della Sun Records, alle sperimentazioni avanguardiste di Brian Eno e Robert Fripp, che si sono spinte verso i lidi del delay, l'echo ha avuto senza dubbio una certa diffusione nel mondo del rock, soprattutto in ambito surf. Da metà anni '50 a fine anni '60, tra "Apache" degli Shadows e "Whole Lotta Love" dei Led Zeppelin, in ambito rock l'echo viene impiegato in modo determinante dai Pink Floyd di Syd Barrett. In quel lasso di tempo, l'echo passa da essere materia di lavoro del produttore nella cabina di regia, a rappresentare un gioco da ragazzi per i musicisti stessi: si diffondono infatti massicciamente in un primo tempo i Maestro Echoplex e poi i Roland Space Echo, echo unit alla portata di tutti. In mezzo al lancio di questi due prodotti, riescono a ritagliarsi il loro spazio il Binson Echorec e il Wem Copicat. È proprio una variante più complessa di quest'ultimo, il Wem Powercat, che Bo Diddley si prende carico di pubblicizzare nel materiale informativo dell'azienda.

Bo Diddley, il chitarrista che costruisce i brani con un solo accordo, concentrando tutta l'energia sulla ritmica tribale, usa la sua immagine per propagandare un ingenioso apparecchio di registrazione. La questione sembra paradossale. In effetti, però, il selvaggio primitivista è anche un raffinato sperimentatore. Diddley è passato alla storia per la codificazione dell'incedere africano dell'hambone nel diddley beat ma ha contribuito anche allo sviluppo tecnologico della musica popolare. Fin dagli anni '50 svolge un ruolo di apripista nell'impiego della distorsione e del tremolo, proprio come Link Wray. E solo Link Wray può rivaleggiare con Bo Diddley nel campo della ricerca sonora: i due chitarristi sono infatti i musicisti del primo rock'n'roll che più hanno cercato di abbattere le barriere e sperimentare nuovi suoni. Volendosi concentrare sui brani strumentali, ambito nel quale Bo sembra osare maggiormente, non si può non citare il tremolo alla chitarra in "Mumblin' Guitar" e l'echo alla batteria in "Billy's Blues part 1" ma è "Bo's Bounce" a incarnare il vero capolavoro.

Si tratta di un brano tratto da Bo Diddley, un LP di transizione, tra i fasti della fase puramente rock'n'roll e i toni minori del meno fortunato periodo surf. "Bo's Bounce" è quindi il tentativo riuscito da parte di Diddley di confrontarsi con la generazione di Dick Dale e Hank Harvin. Il titolo non è scelto a caso: il "rimbalzo di Bo" è quello delle note della sua chitarra che, con un uso ardito dell'echo, saltellano e si affastellano. Il risultato è spesante: a metà strada tra il rumore di un meccanismo a scatto e quello della beccata di un picchio. La parte sperimentale si affianca ad un fraseggio più convenzionale per confezionare un brano tanto sconosciuto quanto interessante. Utilizzare in questo modo innovativo e inusitato il Wem Powercat, o un aggeggio simile, significa per Diddley ricoprire non solo il ruolo di musicista popolare, artefice di riff e ritornelli, ma anche quello di musicista di ricerca, impegnato nella scoperta di novità assolute. Certe trovate sonore di Diddley anticipano di alcuni anni le mode a venire e lo rendono ancora di più un artista incompreso e sottovalutato. 

 

 

 

 

Bo Diddley pubblica "Bo's Bounce" nell'album Bo Diddley del 1962.

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