Il neo-dadaismo visto con gli occhi di Marcel Duchamp

Il neo-dadaismo visto con gli occhi di Marcel Duchamp

Nel corso del dopoguerra, l'esempio solitario e sotterraneo di Marcel Duchamp diventa celebre e influente. La pratica del ready made da stramberia dadaista diviene un punto importante della riflessione estetica e filosofica del mondo dell'avanguardia. Gli oggetti iniziano ad essere posti al centro della produzione artistica di un buon numero di esponenti del New Dada e del Nouveau Réalisme. In qualche modo, autori come Robert Rauschenberg e Yves Klein accolgono e fanno propria la portata concettuale della rivoluzione del maestro ma la riconducono verso una prassi più canonica e maggiormente legata alla pittura.

Così combine painting e i monochrome rappresentano pur magnifici ripiegamenti estetici rispetto al rifiuto delle nozioni di stile e gusto avanzato da Duchamp. Il discorso si può estendere ad altri esponenti dell'area New Dada come Jim Dine e Jasper Johns: il primo incorpora gli oggetti in un contesto pittorico come Rauschenberg, il secondo realizza repliche scultoree di oggetti, come le copie in metallo delle lattine di birra Ballantine. Anche Andy Warhol si muove nella stessa direzione di Johns nel creare ex novo scatoloni di detersivo Brillo in legno, a simulare le autentiche confezioni in cartone. 

Sul versante francese, il movimento del Nouveau Réalisme si trova a seguire i dettami di Duchamp in maniera più fedele. Almeno nella prima parte di carriera, Daniel Spoerri e Arman realizzano opere con semplici oggetti, come nella più classica tradizione del ready made. Lo storico dell'arte Arturo Schwarz sostiene che Spoerri nei tableaux-pièges si dia alla somma e Arman nelle accumulations alla moltiplicazione. Il critico intende spiegare, con queste metafore, quanto il primo artista unisca oggetti diversi, spesso sottratti allo stesso contesto, e il secondo accumuli la stessa tipologia di manufatto in numerosi esemplari. 

Spesso quindi l'apporto di Duchamp viene replicato con minime variazioni o reintrodotto nei confini strettamente artistici. Nelle operazioni di Yves Klein, anche in quelle maggiormente concettuali, è sempre presente la preoccupazione estetica che Duchamp aveva cercato di accantonare. L'impiego del colore blu, e in maniera meno marcata dell'oro e del rosa, la realizzazione di antropometrie umane sempre in maniera pittorica e l'appropriazione del "nulla" ma in quanto zona di sensibilità pittorica immateriale rappresentano i tre esempi più evidenti per illustrare come Klein non abbia mai abbandonato una dimensione pre-duchampiana. 

Piero Manzoni e Ben Vautier, invece, nel tentativo di firmare "tutto" e "niente" non conservano i retaggi estetici e mistici di Klein. Tra la fine degli anni '50 e l'inizio dei '60 si trovano a duellare a distanza a suon di firme: si accaparrano così, duchampianamente, il mondo e l'universo, Dio e la merda, il concetto di tempo e le persone fisiche, le uova sode e i polli. Come in Duchamp, gli unici elementi apportati da Ben e Manzoni alla creazione sono la scelta, la firma e l'esposizione. I due neodadasti così espandono il concetto del ready made dall'ambito oggettuale a quello naturale e ideale.

Se Ben e Manzoni si appropriano, in modo spettacolare, di esseri viventi, luoghi fisici e concetti astratti, due artisti americani percorrono un tragitto diametralmente opposto: l'anonimato. Ray Johnson e George Brecht credono di poter superare l'ingombrante figura del maestro, rinunciando all'egomania narcisistica di Ben e Manzoni. Non realizzano quindi ready made mastodontici e provocatori, ma accantonano l'idea di firma e datazione pur senza abbandonare l'arte come proposto in quegli anni da Henry Flynt o Guy Debord. Johnson e Brecht si esprimono a livello creativo senza trasformarne il frutto in spettacolo. 

L'invenzione della mail art da parte di Johnson e dell'event da parte di Brecht rappresentano due possibili vie all'abbandono dell'ego e della centralità dell'artista in ambito sociale, espositivo e culturale. Se attraverso una rete di contatti postali Johnson invia spesso opere dal carattere collagistico e quindi estetico, Brecht realizza con il suo Water Yam semplici azioni singole, equivalenti motori degli oggetti di Duchamp. Ma anche Johnson è autore di anonime e misteriose performance chiamate nothings proprio a rimarcare la natura accidentale del mezzo espressivo, così distante dal clamore mediatico.

L'altro allievo di John Cage interessato ai gesti è il più celebre Allan Kaprow, che nel teorizzare e mettere in pratica l'happening, realizza di fatto dei collage di azioni con la partecipazione attiva da parte del pubblico. Nell'opera di Kaprow quindi non vi è, come in Brecht, l'esecuzione di un unico movimento quotidiano e consueto ma un insieme di gesti assimilabili alla proposta di certo teatro d'avanguardia e del Living Theatre. Nonostante la partecipazione attiva degli spettatori e la cancellazione della linea di demarcazione tra artista e fruitore dell'opera, l'happening è autoriale e lontano dall'anonimato di event e nothings.

La performance art e la body art successive all'happening enfatizzano l'eccezionalità delle azioni rendendo l'interpretazione decisamente "spettacolare". In questo senso i performer riconducono la lezione duchampiana, filtrata dalla sensibilità cageana, nella direzione di forme classiche e tradizionali. Solo in ambito Fluxus, sulla scorta delle esperienze di Brecht e Johnson, si cerca di abbandonare l'arte per la vita, facendo coincidere la creatività con un fatto puramente esistenziale. Così George Maciunas e i suoi compagni raccolgono, non senza contraddizioni, l'eredità più radicale di Duchamp e Cage.

Ben e Manzoni tentano quindi di superare Duchamp in megalomania e Johnson e Brecht cercano di farlo in anonimato. D'altronde la figura poliedrica del maestro ha da una parte esaltato il ruolo quasi divino della firma, dall'altra ha condotto la sua esistenza in modo ritirato e taciturno. Queste due modalità scelte per raccogliere l'eredità duchampiana senza tradirla ma tentando di creare uno scarto ideale e un salto in avanti sono le sole di reale spessore concettuale. Alla rilevanza sostanziale si somma, in entrambe le coppie di artisti, un forte elemento ludico che rende le loro opere godibili e divertenti. 

Nel corso degli anni '60, si sviluppano altre due correnti duchampiane: l'arte concettuale e l'arte povera. Nel primo caso si traghetta la lezione di Duchamp in accademia, sviluppando a pieno il coté filosofico connaturato alla teoria del ready made. Nel secondo contesto, invece, si pone l'accento sull'innalzamento di materiali umili allo status di opere artistiche. Ma la riflessione di Joseph Kosuth su oggetto, definizione e fotografia dello stesso e l'impiego di elementi naturali da parte di Jannis Kounellis, in una prospettiva duchampiana, sono tarde e secondarie rispetto all'operato di Ben e Manzoni, e prive della loro ironia. 

 

Joseph Cornell: tra i collage di Max Ernst e i poème-objet di André Breton

Joseph Cornell: tra i collage di Max Ernst e i poème-objet di André Breton

Le banconote astratte di Bruce Conner

Le banconote astratte di Bruce Conner