Cuori volanti: l'opera d'arte più colorata e emotiva di Marcel Duchamp

Cuori volanti: l'opera d'arte più colorata e emotiva di Marcel Duchamp

Marcel Duchamp è passato alla storia per essersi ribellato con successo ad un'estetica di natura emotiva e retinica. Il nocciolo della proposta del dadaista francese risiede infatti nel tentativo riuscito di creare opere d'arte non strettamente artistiche. Per concretizzare quest'ambizione paradossale e provocatoria, Duchamp appone la sua firma a oggetti prodotti in serie, scelti secondo curiosi criteri, estranei alle classiche categorie di gusto e stile. E in questa maniera espone a suo nome orinatoi e ruote di bicicletta, portabottiglie e appendiabiti. Le frasi vergate sui manufatti e i titoli assegnati alle opere sono gli unici interventi autoriali dell'artista insieme ad autografo e data. Duchamp descrive il suo approccio come un gesto di "anestesia totale": si tratta in effetti di un processo asettico e glaciale attuato in aperto contrasto alla prassi sentimentale ed estetizzante dell'arte pittorica, così legata all'espressione dell'interiorità del singolo e alla giustapposizione di forme e colori. Nell'ambito della cosiddetta "anarte", Duchamp si appropria ed espone oggetti "standard", arnesi comuni privi di valore estetico e di carica emotiva, con un piglio simile a quello di un ingegnere o di uno scienziato.

Nella sua opera più famosa e complessa "La Mariée mise à nu par ses célibataires, même" nota anche come "Le Grand Verre", Duchamp incrementa il fattore prettamente creativo ma realizza figure simili a macchinari, su un supporto di vetro con fili di piombo. Pur riservandosi un ruolo analogo a quello del pittore sceglie soggetti inumani e li ritrae con materiali freddi come in un progetto tecnico. I rulli della macinatrice di cioccolato e le pale del mulino pur essendo componenti meccaniche raffigurate in maniera ingegneristica, rappresentano i pezzi fondamentali di un'allegoria metafisica, alchemica e amorosa. Nel corso degli anni Duchamp si interessa poi alla progettazione e alla realizzazione di veri e propri macchinari, nel tentativo di abbandonare la bidimensionalità della rappresentazione. Con questo intento costruisce nel 1920 la "Rotative plaques verre", un marchingegno con dischi di vetro dipinti e rotanti, nel 1924 la "Rotative demisphère (Optiques de précision)", una macchina con una sfera di legno mobile e  nel 1935 i "Rotoreliefs", dischi di cartone decorati da porre sul grammofono. Le superfici circolari recano linee morbide e sinuose chem grazie al movimento, generano l'effetto di ipnotiche spirali.

Duchamp, in maniera paradossale, volendo sfuggire all'arte retinica finisce per realizzare opere di arte ottica. La scelta di costruire marchingegni per archiviare la pittura lo spinge infatti a tornare al disegno, anche se in maniera marginale. E per quanto l'intervento pittorico sia limitato e funzionale all'effetto visivo, i tre esempi di Op Art ante litteram non vedono la sedimentazione di significati differenti e profondi, come ready made e "Grande Vetro", ma consistono nella semplice e superficiale rotazione di forme e colori. A seguito della creazione dei "Rotoreliefs", Duchamp si dedica ad un'ulteriore opera di natura ottica, libera dall'impiego di macchinari e dal movimento fisico. "Cœurs volants", grafica semplice ed elementare, è composta dall'artista nel 1936 con cartoncini colorati e sovrapposti, con la stessa forma ma di misure differenti. I cuori sono rossi e blu, di dimensioni scalari e svolazzanti perché semplicemente appoggiati l'uno sull'altro. L'effetto ottico, molto meno evidente rispetto al resto della produzione duchampiana di op art, risiede quindi nella giustapposizione di fogli sciolti a simulare un leggero movimento. L'illusione del volo allude infine alla pulsazione cardiaca e quindi al desiderio amoroso. 

In modo particolarmente curioso, l'intellettuale animato dalla volontà di privare l'arte delle sue componenti emotive e retiniche si ritrova a confezionare un'opera colorata a sfondo sentimentale. D'altronde l'opera di Duchamp, come quella del suo amico e mentore André Breton, è segnata dalla centralità della tematica amorosa e disseminata di allusioni sessuali. I ready made e il "Grande vetro" sono quindi strettamente correlati al concetto surrealista di amour fou e al motore perpetuo del desiderio erotico. Non stupisce quindi tanto la trattazione del tema quanto la sua resa strettamente artistica, lontana dall'algida appropriazione di oggetti e dalla gelida realizzazione di macchinari. Una celebre foto di Duchamp da anziano, ritrae il veterano dadaista seduto su una sedia, con una copia dell'ultima edizione di "Cœurs volants" adagiata sul petto, all'altezza del cuore. Dopo pochi mesi dallo scatto, Duchamp muore ma lascia di sé un'immagine viva: dopo aver speso la sua esistenza per creare opere asettiche e fredde come l'acciaio chirurgico, si fa ritrarre con un cuore che batte, simbolo di vita e passione.  

La grafica, a sfondo rosso, viene impiegata originariamente nel 1936 per la copertina di un numero della rivista francese di arte e letteratura Cahiers d'Art. Nel 1959 l'artista surrealista Jean-Jacques Lebel inserisce l'opera nel suo testo monografico Sur Marcel Duchamp, mentre nel 1961 l'autore stesso ne realizza un multiplo serigrafico a sfondo bianco. Nel 1967 Dick Higgins e Alison Knowles, artisti fluxus e editori della Something Else Press, ottengono i diritti per replicare la grafica, a sfondo nero, sulla copertina del volume Sweethearts di un altro fluxer, Emmett Williams. Stabilito attraverso Daniel Spoerri e Richard Hamilton, un rapporto diretto con Duchamp, la Knowles realizza nel 1968 un'ultima versione serigrafica dell'opera, sempre a sfondo nero e sempre per la Something Else Press. Per scegliere la tonalità di colori corretta, la Knowles propone al maestro una serie di prove con semplici cerchi colorati affiancati: Duchamp effettua la scelta e firma il bozzetto, trasformandolo in un'ulteriore opera d'arte. La ricreazione dell'effetto ottico per l'ultima edizione dei "Cuori volanti" risulta complessa e dei cento esemplari stampati dalla Knowles, solo un quarto viene considerato valido.  

 

 

 

"Cœurs volants", chiamata anche "Fluttering Hearts", è un'opera di Marcel Duchamp realizzata nel 1936 ma replicata in varie edizioni nel 1959, 1961, 1967 e 1968. L'ultima edizione, curata da Alison Knowles patisce difficoltà realizzative: dei 100 tentativi stampati vengono considerati validi solo 22 esemplari secondo il critico Peter Frank, 24 secondo Alison Knowles o 26 a voler accordare un senso numerico alla definizione "alphabet edition", associata a questa ristampa. 

 

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