Guy Debord insulta Jean-Luc Godard: una lite tra i registi rivoluzionari del maggio francese

Guy Debord insulta Jean-Luc Godard: una lite tra i registi rivoluzionari del maggio francese

Guy Debord, leader dell'Internazionale Situazionista e cineasta d’avanguardia, definisce Jean-Luc Godard un “bugiardo filocinese […] immediatamente messo fuori moda dal movimento del maggio 1968, come fabbricante spettacolare di una pseudocritica di un’arte recuperata, per rabberciatura, nell’immondizia del passato” e ancora "il più coglione degli svizzeri filocinesi". Debord, marxista non leninista e anti-maoista, rimprovera a Godard l’infatuazione per il Libretto rosso, ben documentata dall’opera La cinese. Ma la distanza tra i due è soprattutto estetica. In realtà Debord è un anti-regista e i suoi film sono anti-film, composti dall'alternarsi di schermate bianche e nere come Hurlements en faveur de sade o da immagini rubate ad altri film, secondo la prassi del détournement, come La société du spectacle. L’attenzione dello spettatore si concentra quindi sulle parole di Debord che inanellano i capisaldi del suo pensiero, spaziando dall’analisi della realtà sociale all’invettiva rivoluzionaria.

Il tentativo di Debord è quello di fare del cinema che superi la natura artistica e si sottragga a qualsiasi nozione di intrattenimento. Godard viene criticato perché autore, agli occhi del situazionista, di un cinema interno alla “società dello spettacolo”, ancorato al concetto borghese di arte. È una produzione fintamente antagonista, che indossa le vesti dell’engagement senza sottrarsi realmente alle norme distributive, spettacolari e creative proprie del cinema di intrattenimento e consumo. Certo Debord non può rivolgere alle opere di Godard l’accusa che lancia alla quasi totalità delle pellicole del tempo, ovvero di svolgere una funzione sedativa sul pubblico. Ma la vis polemica rivolta al “collega” è senza dubbio più tagliente e corrosiva del solito, proprio per l’innegabile contiguità dei due tragitti politici ed estetici. In effetti Godard ha subito l’influenza dell’anti-cinema di Debord, incorporando platealmente alcune trovate del situazionista nella propria creazione, divulgandole così ad un pubblico più vasto. 

Nel suo film rivoluzionario per eccellenza, La gaia scienza, il regista della Nouvelle Vague realizza un’opera senza una vera e propria trama, in cui il discorso politico ha la preminenza ma non viene pronunciato dalla voce fuoricampo. La pellicola ha infatti come oggetto la discussione di due militanti in uno studio televisivo. È evidente quindi che, al contrario della proposta situazionista, non si rinunci alla messa in scena: se in Godard si rifiuta soltanto la finzione narrativa, in Debord si ricaccia il concetto stesso di spettacolo. Per quanto il primo tenti di identificare l’opera con la realtà, il secondo considera quest’operazione stessa un prodotto merceologico. Conseguentemente, a differenza dei film di Debord proiettati in ambiti alternativi e avanguardisti, i film di Godard, nonostante il carattere contestatario, vengono lanciati nei cinema tradizionali e distribuiti tramite il circuito maggiore. Questa querelle fa da controcampo alla polemica tra Godard e Truffaut e ricorda a tutti quanto sia saggio il detto riformista: “c’è sempre un puro più puro che ci epura”.

Quando Truffaut e Godard si mandarono a cagare

Quando Truffaut e Godard si mandarono a cagare

Dada non è amore

Dada non è amore