Dark Was the Night: un piccolo percorso nel "blues ambientale"

Dark Was the Night: un piccolo percorso nel "blues ambientale"

Blind Willie Johnson, lo sfortunato bluesman cieco originario del Texas, è senza dubbio uno dei musicisti afroamericani più influenti del '900. Per cercare di comprendere la sua importanza è sufficiente scorrere l'elenco dei suoi brani incisi dai maggiori artisti della scena internazionale, americana e britannica: Bob Dylan e i Led Zeppelin hanno reinterpretato "In My Time of Dying", Nina Simone e John Renbourn "Nobody’s Fault But Mine", Taj Mahal e Donovan "You're Going to Need Somebody on Your Bond", la Steve Miller Band e Eric Clapton "Motherless Children" e si potrebbe andare avanti ancora. In effetti alcune di queste canzoni sono tradizionali, non quindi figlie della penna di Blind WIllie Johnson ma passate alla storia nelle sue memorabili e intense versioni.

L'influenza di Johnson su tutta la musica successiva si riesce a cogliere ancora meglio pensando a quanto la sua figura abbia contato nell'ideazione da parte del chitarrista "primitivista" folk John Fahey del suo alterego fittizio Blind Joe Death, debitore tanto di Bukka White e Charley Patton quanto del musicista cieco. Oppure il lascito di Johnson si può capire ascoltando il tributo al bluesman dedicatogli, nel suo album capolavoro Black Woman, dal chitarrista free jazz Sonny Sharrock: "Blind Willy" consiste in un acquarello melodico e acustico in mezzo a tracce ben più cacofoniche e sperimentali. Lo strumentale pare tanto pacato e bozzettistico, oltre che privo della distintiva tecnica dello slide, da rappresentare forse un omaggio incrociato anche a Blind Willie McTell

La figura di Blind Willie Johnson viene in effetti associata ad un utilizzo massivo del bottleneck, una sorta di anello di vetro o di metallo che scorre sulle corde, spesso con accordature aperte, per creare un effetto di glissato estremo. Non è quindi un caso che due musicisti innamorati della tecnica dello slide, omaggino Johnson con un paio di rielaborazioni di altrettanti brani del maestro: Captain Beefheart incorpora in "Terataplane" una porzione di "You'll Need Somebody On Your Bond" e Jack White cita ampiamente "John the Revelator" in "Cannon" dei White Stripes. Quando si passa dalla cover alla ricreazione, si può gridare al plagio e scandalizzarsi o apprezzare la riscrittura e accordare al modello di partenza una statura storica e un carattere esemplare. 

Nel canzoniere di Blind Willie Johnson si annovera un brano che più di ogni altro ha stimolato i giovani colleghi a cimentarsi con la pratica della ricreazione: "Dark Was the Night, Cold Was the Ground". Il pezzo è uno strumentale caratterizzato dal più classico effetto slide ottenuto, molto probabilmente, dall'impiego di un coltello più che del più consueto collo di bottiglia. Il titolo è ripreso da un vecchio inno religioso: la scena dipinta, solo dalla chitarra e da alcuni mormorii del musicista, è verosimilmente quella successiva alla morte di Cristo. Gesù è spirato sulla croce e perciò la notte è nera e la terra fredda per Blind Willie, così intimamente devoto e così platealmente sfortunato da spingerci a considerare il brano colonna sonora della sua stessa esistenza.

"Dark Was the Night, Cold Was the Ground" ha ispirato nel 1969 due riletture diversissime da parte di una coppia di band inglesi antipodiche: i Groundhogs e i Fairport Convention. I Groundhogs, dopo un album di blues ortodosso, si fanno ritrarre sulla copertina di Blues Obituary mentre portano a spalla una bara. Il morto è il blues, genere dal quale si vogliono emancipare per creare musica nuova, sulla scia di Experience e Cream. La loro rilettura hard psych del brano di Johnson si intitola infatti "Light Was the Day", e rappresenta il tentativo modernista di ribaltare ironicamente il pezzo originale, aprendosi alle nuove sonorità dilatate. Tony McPhee, cantante, chitarrista e leader della band, passa, coerentemente, nel giro di pochi anni dall'acustica all'elettronica passando per l'elettrica. 

I Fairport Convention invece stanno cercando nei stessi mesi e in maniera parimenti titanica, di coniugare il rock non solo con il folk americano ma anche con il folk inglese. Nel loro secondo disco, What We Did on Our Holidays, piazzano una cover del pezzo di Johnson dal titolo "The Lord Is in This Place...How Dreadful Is This Place?". L'ambizione è opposta a quella dei Groundhogs: i Fairport Convention voglio ampliare e ribadire il senso di sgomento originale. Sulla ritmica scarna, accanto alla rispettosa interpretazione chitarristica, poggiano non i lamenti rochi di un bluesman texano ma i vocalizzi cristallini di Sandy Denny, appena entrata nella band e già in grado di trasportare la musica ad un altro livello, innalzando brani come questo nelle alte sfere spirituali. 

Proprio sul tema di "Dark Was the Night, Cold Was the Ground" lavora a più riprese il giovane Ry Cooder. Dapprima, nel 1970, realizza due versioni molto simili del brano di Johnson, una nella colonna sonora del film Performance, con Mick Jagger protagonista, e l'altra nel suo omonimo album di debutto. Nel primo caso la chiama "Powis Square", assecondando il nome di una location della pellicola di Donald Cammell e Nicolas Roeg, nel secondo "Dark Is the Night" a ribadire quanto la condizione di desolazione e scoramento descritta da Johnson negli anni '20 sia sempre attuale. Quasi quindici anni dopo, per la colonna sonora di Paris, Texas di Wim Wenders, torna sul tema e lo dilata per buona parte dell'incisione, con variazioni e divagazioni, rendendolo noto al grande pubblico.

Per assurdo da un bluesman dell'anteguerra nasce quindi il germe di una sorta di musica ambientale acustica e ancorata alle radici. Lo spunto, sempre paradossalmente, viene raccolto da un revivalista scrupoloso, famoso per una correttezza filologica degna di un etnomusicologo. Johnson e Cooder sono quindi annoverabili tra gli esponenti di una contro-tradizione della musica ambientale vera e propria, quella di stampo avanguardista e elettronico, che si sviluppa dalle intuizioni di Erik Satie agli approdi di Brian Eno attraverso l'esperienza di John Cage. Se si dovesse invece assegnare il ruolo di intermediario tra i prodromi di Johnson e i frutti di Cooder, si dovrebbe citare John Fahey, almeno nella fase in cui si cela sotto le mentite spoglie di Blind Joe Death

La prima parte della produzione del chitarrista inventore dell'"american primitive guitar" è infatti influenzata da Blind Willie Johnson e allo stesso tempo incentrata sul tema della morte e della spiritualità. I suoi brani chitarristici, ancora contenuti e impressionistici, lontani dal virtuosismo vorticoso e logorroico della seconda fase di carriera, tratteggiano vignette tra l'agreste e il religioso, il macabro e il redento. La musica del primo John Fahey, quella attribuita alla figura immaginaria del fantomatico bluesman Blind Joe Death, nero e cieco come Blind Willie Johnson, è un'ideale "tappezzeria" sonora antimodernista, strettamente collegata alla tradizione blues e folk americana. Il tentativo di Fahey è quello di catturare l'essenza primigenia e ancestrale del chitarrismo. 

Per quanto John Fahey sia stato un estimatore appassionato di Skip James e Son House, Bukka White e Charley Patton, è stata la canzone "Praise God I’m Satisfied" di Blind Willie Johnson a rappresentare per lui una vera e propria rivelazione musicale e spirituale. Fahey descrive l'ascolto del brano come "l'inizio del resto della mia vita" e ancora come "un'esperienza isterica di conversione". Ma "Dark Was the Night, Cold Was the Ground" è senza dubbio un altro pezzo influente sulla parabola artistica di Fahey, per la sua natura strumentale e suggestiva. Jack White lo considera “il più grande esempio di chitarra slide mai registrato” e Ry Cooder il pezzo "più profondo, il più trascendente della musica americana”. E infine rappresenta di fatto la nascita del "blues ambientale".

Il legame tra l'elaborazione di brani strumentali di matrice blues e lo sviluppo della musica ambient propriamente detta può essere rintracciato nella colonna sonora del film Performance nel suo complesso. La pellicola di Donald Cammell e Nicolas Roeg si avvale di musiche di Jack Nitzsche, con canzoni interpretate da Randy Newman e Mick JaggerMerry Clayton e Buffy Sainte-Marie. Ma per quanto riguarda i brani strumentali, a parte i contributi dell'autore, si divide tra la musica tradizionale eseguita da Ry Cooder e la sperimentazione elettronica proposta da Bernard Krause, del duo Beaver & Krause. La chitarra slide di Cooder e il sintetizzatore Moog di Krause si incrociano in alcuni casi, creando uno strano incrocio tra atmosfere futuristiche e panorami ancestrali. 

 

 

 

 

Blind WIllie Johnson incide ""Dark Was the Night, Cold Was the Ground" nel 1927. Nel 1969 I Groundhogs pubblicano la loro versione del brano in Blues Obituary con il titolo "Light Was the Day" e i Fairport Convention su What We Did on Our Holidays, con il titolo "The Lord Is in This Place...How Dreadful Is This Place?". Ry Cooder incide due versioni del pezzo nel 1970 per la colonna sonora di Performance, con il nome di "Powis Square", e su Ry Cooder, con il nome "Dark Is the Night". Rielabora poi il brano nel 1984 per la colonna sonora di Paris, Texas

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