La cremazione dei quadri di John Baldessari

La cremazione dei quadri di John Baldessari

Nella carriera di molti artisti esiste un prima e un dopo. Ad un certo punto del percorso intellettuale si cambia estetica, si rinnega la prima parte di produzione o semplicemente ci si emancipa dai modelli ingombranti della formazione. John Baldessari ha fatto qualcosa in più. L'artista americano, una volta abbandonata la pittura per approdare ad una proposta di stampo duchampiano, brucia i suoi dipinti giovanili. Per l'esattezza con la performance Cremation Project dà alle fiamme, presso l'obitorio "Cypress View Mortuary", tutti i quadri in suo possesso al momento della cremazione: si salvano le opere vendute o regalate in precedenza. La cenere dei dipinti bruciati viene quindi utilizzata come ingrediente per impastare alcune gallette, cotte e riposte in un barattolo, come in una sorta di urna cineraria. Per Baldessari la nuova opera d'arte consiste nei Corpus Wafers, gli indigesti biscotti di "quadro". Infine realizza una targa metallica che riporta il nome dell'artista e le date del debutto da pittore e dell'abbandono dell'arte tradizionale: "John Anthony Baldessari May 1953 March 1966". Il tutto viene scrupolosamente documentato da un servizio fotografico dell'amico David Wing.

Nel 1970, quando si svolge il Cremation Project, John Baldessari già da quattro anni si è spostato dalla pittura figurativa verso una proposta di natura concettuale. Ma solo nel 1969, in occasione della mostra collettiva "Konception-Conception" dello Städtisches Museum di Leverkusen, si trova a effettuare un bilancio del suo percorso. Baldessari, nell'adempiere alla richiesta di opere da parte dell'istituto museale, osserva il suo studio stracolmo di quadri che non lo convincono più e decide di attuare la performance. Prima invia alla mostra di Leverkusen lo scritto "Il mondo ha troppa arte – io ho fatto troppi oggetti – che fare?", una serie di risposte al quesito, tra le quali spicca il progetto teorico del rogo. Successivamente realizza nel suo studio un'ultima mostra della durata di un unico giorno con i suoi dipinti della fase giovanile, realizzati dal 1953 al 1966. Solo i pezzi rimasti invenduti anche nell'esposizione finale vengono quindi impiegati per la realizzazione concreta della performance e inseriti nel forno crematorio. Impastata la cenere delle opere, cotte le gallette e inserite nel barattolo, Baldessarri fonde la targa e manda al San Diego Union la relazione dell'evento.

Quest'operazione si colloca, allo stesso tempo, all'interno dell'ottica dell'arte concettuale e dell'arte auto-distruttiva. Da una parte, da buon erede di Marcel Duchamp, Baldessari fa trionfare l'idea sulla forma, dall'altra impiega i metodi distruttivi di Gustav Metzger e Jean Tinguely. Inoltre l'utilizzo di un forno crematorio non può che mettere in relazione la performance all'idea della morte: il ciclo vitale viene rappresentato dalla sua fase pittorica e il trapasso dalla drastica azione performativa. Dal decesso e dalle fiamme prende il via un nuovo inizio: la seconda e più prolifica parte della carriera di John Baldessari. Altri artisti in passato avevano distrutto la loro produzione giovanile: tra questi Jasper Johns e Serge III Oldenbourg. Ma ad anticipare la performance incendiaria di Baldessari occorre principalmente ricordare la figura di Ray Johnson. L'inventore della mail art non ha spettacolarizzato la distruzione: non ha effettuato una documentazione fotografica, non ha trasformato le ceneri in un nuovo prodotto e non ha apposto targhe. Per questa ragione l'esempio di Ray Johnson, in piena osservanza del suo proverbiale anonimato estetico, viene spesso dimenticato e sottovalutato.

 

 

 

John Baldessari ha realizzato il Cremation Project il 24 luglio del 1970 dando alle fiamme la sua produzione pittorica realizzata tra il 1953 e il 1966 e rimasta invenduta. I quadri sono cremati e la cenere dei dipinti viene impastata per creare i biscotti Corpus Wafers, riposti in un barattolo. Baldessari realizza anche una targa in bronzo con il suo nome e le date di inizio e fine della fase artistica: "John Anthony Baldessari May 1953 March 1966". Nel 1969 invece Baldessari aveva inviato allo Städtisches Museum di Leverkusen per la mostra collettiva "Konception-Conception", il progetto del Cremation Project nel testo "Il mondo ha troppa arte – io ho fatto troppi oggetti – che fare?".

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