Danny Ben-Israel: il maggior esponente della psichedelia israeliana

Danny Ben-Israel: il maggior esponente della psichedelia israeliana

Nella Tel Aviv del 1970, tra la guerra dei sei giorni e la guerra del Kippur, l'oscuro musicista israeliano Danny Ben-Israel dà alle stampe, per l'etichetta Isradisc, l'interessante album psichedelico Bullshit 3 1/4.  Pubblicare un disco rock con testi contestatari in quel luogo e in quel momento storico è un'operazione alquanto coraggiosa. Il fulmineo intervento militare del 1967 ha garantito ad Israele l'occupazione della Penisola del Sinai, della striscia di Gaza, della Cisgiordania e delle alture del Golan, oltre all'unificazione di Gerusalemme. Il più grande ampliamento dei confini nazionali dalla fondazione dello Stato porta euforia al popolo ebraico e accresce l'insofferenza negli Stati confinanti e nelle fila palestinesi. Da una parte gli israeliani premono per essere riconosciuti e tutelati, dall'altra gli avversari chiedono la restituzione dei territori e il ridimensionamento se non l'eliminazione dello Stato ebraico. Diviso tra l'ottimismo nazionalista e il dissenso giovanile, Israele si affaccia così al suo periferico '68.

In questo contesto geopolitico, Ben-Israel inizia la sua carriera musicale nella band militare Lahakat Pikud Tzafon dell'Israeli Defence Forces’ Northern Command, con una gavetta simile a quella di altre star nazionali: Gadi Yagil e Kobi Oshrat. Da soldato e da congedato, piazza in classifica qualche pezzo pop di successo, traducendo in ebraico alcune hit sanremesi, per poi dedicarsi a film e musical. Tra le due tranche delle session di Bullshit 3 1/4, Ben-Israel·va in tour in Austria dove registra il misterioso LP Happy Birthday, Rock'n'Roll e suona di spalla a Bill Haley & the Comets: secondo la leggenda, proprio in giro per l'Europa, Ben-Israel ha modo di sperimentare le sostanze stupefacenti e abbracciare la filosofia hippy per poi fare ritorno in patria radicalmente cambiato. Giunto a Tel Aviv, completa, di fatto, le registrazioni dell'album, mischiando lo spirito lisergico all'ambizione rivoluzionaria: gli strumenti canonici del rock vengono infatti accostati a strambi flauti a coulisse e futuristici stilofoni.

Bullshit 3 1/4 viene inciso tra l'aprile del 1968 e il maggio del 1969 ai Kolinor Studios di Tel-Aviv. Ben Israel, oltre al ruolo di cantante e chitarrista acustico, si riserva il compito di manipolare i nastri e creare effetti sonori. Gli Electric Stage, o Ha'Bama Ha'Hashmalit, sono invece la band di supporto: Eli Tubel alla batteria, Sheldon Cohen al basso e Shlomo Mizrahi alla chitarra elettrica. Il cantante della band di Gerusalemme, Dubi Aldema, passa, per l'occasione alle percussioni per lasciare spazio al protagonista. Ben-Israel decide di dedicarsi alla musica rock ma di cantare in ebraico le sue composizioni fortemente critiche verso la politica del suo paese ed esplicite per quanto concerne le tematiche da sempre ancelle del rock'n'roll: sesso e droga. A causa della feroce carica satirica e dell'ostentato ribellismo, l'opera viene boicottata da radio e tv e finisce presto nel dimenticatoio. Oggi invece questo capolavoro misconosciuto, oggetto di culto dell'undeground, è al centro di una grande rivalutazione.

Bullshit 3 1/4 non è solo il disco rock più importante della storia del pop israeliano ma è uno degli album psichedelici più riusciti, almeno tra quelli incisi fuori dai confini inglesi e statunitensi. Se la grafica della copertina anticipa quella di Santa Dog, l'esordio dei Residents, il materiale, frutto dell'accostamento della musica etnica alla modernità occidentale, ha qualcosa in comune con certi brani di Wonderwall di George Harrison. Nell'esordio da solista, il chitarrista dei Beatles ha impiegato come sessionman di lusso l'amico Eric Clapton e come musica tradizionale da porre a reazione con il rock'n'roll quella indiana. Danny Ben-Israel invece si giova del Jimi Hendrix locale, Shlomo Mizrahi, e naturalmente contamina il genere ormai internazionale con le sonorità e gli stilemi della tradizione ebraica. Il musicista e la sua band sperperano talvolta ottimi spunti per un'eccessiva dose di autoindulgenza, proprio come gli Stones africaneggianti di alcuni brani di Their Satanic Majesties Request. 

Bullshit 3 1/4 è quindi un album con un forte elemento hard-psych, ottenuto soprattutto grazie ad una chitarra elettrica acida e distorta, ma i riff granitici e poderosi sono bilanciati da vistosi richiami alla cultura musicale israeliana e disordinate divagazioni free form. Il modello di Cream e Experience viene quindi accostato e talvolta sovrastato dalla voglia di contaminazione, che in un paio di casi sfocia in un freak out collettivo. Per quanto riguarda la commistione di generi, i paragoni più naturali si possono avanzare con Kaleidoscope e Devil's Anvil, i due gruppi americani che, più di ogni altra formazione, hanno inteso la psichedelia come mescolamento tra occidente e medio oriente. Negli anni '60, fuori dall'ambiente strettamente avanguardistico, solo Sandy Bull e Pat Kilroy si erano mossi nella stessa direzione. Il caso di Bullshit 3 1/4 è però doppiamente originale e importante: proviene da un paese di quell'area geografica e vede una precisa focalizzazione sulla tradizione ebraica.

Nell'America del 1969, John Berberian, armeno trapiantato a New York, realizza un album sperimentale nel quale l'oud si affianca alla chitarra elettrica. Il nome del gruppo di supporto, Rock East Ensemble, e il titolo del disco, Middle Eastern Rock, mettono in chiaro le intenzioni programmatiche del progetto: unire il rock alla musica mediorientale. John Berberian, con una carriera continuativa e ricca di uscite discografiche, costruisce architetture più studiate e pianifica strumentali maggiormente strutturati rispetto a Ben-Israel, senza possederne però il suo estro creativo. Nello Stato d'Israele, intanto, tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, la musica occidentale inizia a farsi strada grazie a gruppi come Churchill's, Lions of Juda e Uzi and the Styles, autori di album rock cantati in inglese e grazie ad artisti come Shalom Hanoch, Arik Einstein e Oshik Levi, responsabili di dischi pop cantati in ebraico. Nessuno di loro sfiora l'originalità straniante di Ben-Israel.

Nei brani di Bullshit 3 1/4 nei quali si passa da un hard-psych miscelato alla musica etnica mediorientale ad una sorta di freak out totale, Ben-Israel e la sua band si assestano in una strada mediana tra gli Amon Düül e gli Hapshash & the Coloured Coat. Senza raggiungere il delirio sconclusionato di Godz e Cromagnon o lambire la follia equilibrata di Bruce Palmer e Third Ear Band, la proposta di Ben-Israel è distante anche dagli approdi stravaganti ma congruenti di Holy Modal Rounders e Insect TrustBullshit 3 1/4 sembra il prodotto di uno strano incrocio tra il guru Sam Gopal, l'agit prop Mick Farren e l'alieno Daevid Allen accompagnato da una band di raga rock come i Clark Hutchinson. Nello stesso periodo, in altre parti del mondo, alcuni artisti stanno cercando di giustapporre la cultura pop e il proprio bagaglio tradizionale: Witthüser & Westrupp in Germania, l'International Harvester in Svezia e il Balletto di Bronzo in Italia, possono rappresentare, in questo senso, progetti similari. 

Analizzando i brani nel dettaglio, si contano un buon numero di ballate, prevalentemente o completamente acustiche, incentrate musicalmente sulle radici nazionali di Ben-Israel. Tra le canzoni prive di energia elettrica solo "Danny Bottle Neck", con piano e armonica in evidenza, strizza l'occhio in modo netto al patrimonio folk d'oltreoceano."The Schizophrenic War of Utzik Pachnutzik" e "Enough Hash" vedono invece il tentativo di coniugazione di chitarra elettrica ed acustica, rock e sonorità etniche: nel primo caso, le due componenti convivono contemporaneamente, nel secondo il funky distorto e indiavolato lascia spazio ad un breve inciso tradizionalista. Due tentativi diametralmente opposti e ugualmente riusciti di contaminazione. Non si può dire lo stesso per le altrettante modalità di approccio al free form, non del tutto godibili: "When the Party's Over" è un vero e proprio freak out improvvisato, mentre "Israel 70" è una traccia con montaggi di discorsi politici ed effetti sonori.

Nel corso del '68 a Tel Aviv, parallelamente alla realizzazione della prima porzione della sua opera maggiore, Ben-Israel incide The Kathmandu Sessions, progetto rimasto inedito all'epoca e pubblicato per la prima volta nel 2003. Il materiale, registrato per una casa discografica americana fallita prima della realizzazione, pur distante dalla qualità di Bullshit 3 1/4, non è privo di fascino: il tema dell'opera è un viaggio immaginario a Kathmandu e il relativo consumo di sostanze stupefacenti. Innanzi tutto Ben-Israel, per l'occasione, abbandona la lingua ebraica e canta in inglese: scelta frutto della malriposta ambizione a inserirsi nel mercato internazionale. Le velleità commerciali vengono infatti smorzate da una sgangherata enfatizzazione della vena free form, che tracima rispetto all'LP storico, fino a rappresentare un fattore controproducente. L'eccentricità dei brani però potrebbe mettere in dubbio la vulgata e retrodatare la svolta artistica del nostro ai mesi precedenti il famoso tour europeo. 

L'ultima traccia del disco postumo è invece registrata a Vienna nel 1970 e simboleggia il canto del cigno del sogno controculturale e della carriera artistica del cantautore. In "The Hippies of Today Are the Assholes of Tomorrow", fin dal titolo, Ben-Israel dà libero sfogo ad un'invettiva zappiana. La satira, indirizzata alla politica israeliana nel pezzo sperimentale e parodistico "Israel 70" di  Bullshit 3 1/4, qui viene rivolta verso il movimento di protesta. A seguito della partecipazione, come semplice spettatore, al famoso festival dell'Isola di Wight, Ben-Israel si è convinto che nella gioventù in rivolta si annidi lo stesso conformismo delle vecchie generazioni e che i ragazzi contestatari siano destinati prima o poi ad accettare lo status quo. Con questa visione apocalittica, il musicista dà idealmente il suo commiato al mondo dello show business. Il testimone viene passato a Shlomo Gronich, autore l'anno successivo del migliore album prog israeliano, Why Didn't You Tell Me?. Ma questa è un'altra storia.  

 

 

 

Danny Ben-Israel pubblica Bullshit 3 1/4 nel 1970 per la Isradisc di Tel Aviv, in Israele.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Lady Jane di Glyn Johns con l'arrangiamento alternativo di Brian Jones

La Lady Jane di Glyn Johns con l'arrangiamento alternativo di Brian Jones

Fiery Furnaces, Radiohead e Beck litigano per colpa di Harry Pa(r)tch

Fiery Furnaces, Radiohead e Beck litigano per colpa di Harry Pa(r)tch