La morte di Buddy Holly e il giorno in cui la musica è rinata

La morte di Buddy Holly e il giorno in cui la musica è rinata

Il 3 febbraio del 1959 nei pressi di Clear Lake, in Iowa, l'aereo con a bordo i cantanti rock’n’roll Buddy Holly, Ritchie Valens e Big Bopper cade al suolo e uccide il pilota Roger Peterson e l’intero equipaggio. Riguardo all’incidente si sono avanzate, nel corso degli anni, varie ipotesi, assegnando la responsabilità dell’accaduto a un errore umano di Peterson o a una colluttazione tra i musicisti durante il volo. In quel periodo Buddy Holly, all’apice del successo, è in tour, con i suoi colleghi, nel midwest ma non sopporta gli spostamenti in bus tra una tappa e l’altra e per questa ragione decide di compiere in aereo il tragitto verso il Minnesota, nonostante le cattive condizioni atmosferiche. Molto probabilmente Ritchie Valens e Big Bopper sostituiscono all’ultimo momento il bassista Waylon Jennings e il chitarrista Tommy Allsup, a bordo del Beechcraft Bonanza. La morte di Buddy Holly, collocata temporalmente tra la svolta religiosa di Little Richard e l’arruolamento militare di Elvis Presley da una parte e l’arresto clamoroso di Chuck Berry e l’incidente letale di Eddie Cochran dall’altra, risulta un trauma per un’intera generazione e precorre la cosiddetta perdita dell’innocenza del popolo americano. Qualche anno dopo, nel 1971, Don McLean, nella famosa canzone "American Pie" definirà, non senza esagerazione, quel giorno come "the Day the Music Died". In realtà il cadavere di Holly ha concimato il terreno della musica come pochi altri. Bob Dylan e Mick Jagger, Paul McCartney ed Eric Clapton, Elton John e Joe Strummer, Bruce Springsteen e Elvis Costello lo hanno venerato come mito assoluto, si sono ispirati alla sua produzione e hanno reinterpretato i suoi brani.

A prescindere dall’incolmabile divario compositivo, Buddy Holly rispetto a Elvis Presley ha le ossa leggere e il fisico gracile. Non ondeggia l’anca in modo sensuale come un rocker ma inforca gli occhiali da intellettuale. Nei testi non si autocelebra come seduttore infallibile e irresistibile ma accenna ai suoi insuccessi e alle sue debolezze. Sfodera modi da bravo ragazzo in pubblico ma nasconde una vita privata attraversata da fantasmi e fissazioni. Dall'altra parte dell'oceano, il giovane, insicuro e occhialuto, John Lennon non può che prendere Buddy Holly come punto di riferimento principale per seguire la sua passione musicale senza rinunciare a esternare i propri turbamenti e le proprie sconfitte. E così Lennon e i suoi amici diventano "scarafaggi" ispirandosi ai "grilli" di Holly: un salto, quello dai Crickets ai Beatles, talmente notevole da demolire la definizione del 3 febbraio del 1959 come giorno in cui è morta la musica. Il rock quel giorno è rinato, e Holly, con il suo esempio, ha suggerito la ripartenza ai giovani americani come ai loro coetanei britannici. Non si rende onore a Buddy Holly considerando il 3 febbraio la data della fine del primo rock’n’roll o addirittura della musica stessa ma al contrario si fa omaggio all’artista texano, rimarcando quanto il suo modello sia risultato determinante per la fase immediatamente successiva e indirettamente per il resto del ‘900. Pur senza aver inventato il ritmo del genere come Bo Diddley o creato la distorsione chitarristica come Link Wray, Buddy Holly ha forgiato, per Beatles e Rolling Stones, e attraverso di loro per un numero infinito di gruppi, la struttura di base dello stesso rock a venire.

Don McLean pubblica il singolo “American Pie - Part I/American Pie - Part II” nel 1971.

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