Broken Hands: quando i Mudhoney citano Cinnamon Girl

Broken Hands: quando i Mudhoney citano Cinnamon Girl

Se si volessero rintracciare le radici più profonde del grunge si dovrebbe andare a ritroso nella storia del rock, dall'indie anni '80 fino a StoogesBlack Sabbath e Neil Young. E proprio una canzone di Neil Young viene citata dai Mudhoney nel loro brano "Broken Hands". Nel pezzo dalla durata più considerevole di Every Good Boy Deserves Fudge, i Mudhoney utilizzano la coda di "Cinnamon Girl" come introduzione. Alla traccia di apertura di Everybody Knows This Is NowhereNeil Young ha infatti apposto, in conclusione, uno strano e bizzarro schitarramento, tanto affascinante quanto estraneo alla composizione. Un'aggiunta allo stesso tempo accessoria e indispensabile. Su 45 giri, il riff finale, minaccioso come un tuono, è stato invece sacrificato: la canzone non vede così incrinato l'idillio costruito con le liriche vaghe e trasognate, la melodia cristallina e la solare armonia vocale. Ma sembra perdere qualcosa.

Neil Young, secondo la sua stessa testimonianza, ha scritto "Cinnamon Girl" insieme a "Cowgirl in the Sand" e "Down by the River" in un solo giorno, nella sua casa di Topanga, mentre si trova a letto, con l'influenza e la febbre alta. I tre pezzi cardine dell'album, con il brano omonimo dell'opera "Everybody Knows This Is Nowhere", vengono poi incisi velocemente, dall'autore e dalla sua nuova band: i Rockets appena ribattezzati Crazy Horse. Pare che "Cinnamon Girl", con il suo testo romantico ed esotico, sia dedicato a Jean Ray del duo folk Jim and Jean e dell'entourage di Phil Ochs. Secondo questa ricostruzione, anche un altro pezzo dell'LP, "Cowgirl in the Sand" sarebbe ispirato dalla stessa musa. Ma Young, all'epoca sposato con Susan Acevedo, sull'argomento è sempre stato sibillino: nelle interviste e nelle note di copertina ha gettato, negli anni, solo scarni indizi, molto probabilmente per tutelarsi da pettegolezzi.

In ogni modo, per l'ex Buffalo Springfield, reduce da un esordio discografico in tono minore, lo stato febbricitante è foriero di una ripartenza destinata a segnare la sua carriera e la storia della musica. Il solitario raptus prolifico e la perfetta alchimia collettiva danno vita ad un capolavoro assoluto. Se a livello compositivo Neil Young coglie nel segno, è grazie all'intesa con il chitarrista Danny Whitten che l'incisione resta indelebile e indimenticabile. Il tentativo di Young è quello di riproporre lo schema messo in campo da Brian Jones e Keith Richards nei Rolling Stones: due chitarristi senza ruolo prestabilito che duellano e si alternano nelle vesti di ritmico e solista. Già nei Buffalo Springfield aveva cercato con Stephen Stills di ricreare la propria variante di quel tipo di meccanismo divino ma è nei Crazy Horse in compagnia di Whitten che Young riesce a realizzare a pieno il suo ambizioso proposito. 

Neil lo dichiara chiaramente: vuole che i Crazy Horse siano i "Rolling Stones americani". E per una breve stagione il sogno chimerico del cantautore canadese si trasforma in realtà. Ma se nell'album successivo After the Gold RushDanny è già a mezzo servizio, alle sessions di Harvest non riesce neppure a partecipare. E allora, oltre ai live d'archivio, resta Everybody Knows This Is Nowhere ad immortalare, in modo esemplare, la coppia magica in azione. Nonostante la forte ascendenza stonesiana, soprattutto nei pezzi più dilatati come "Cowgirl in the Sand" e "Down by the River" la cavalcata chitarristica di Whitten e Young ha anche profonde affinità con l'improvvisazione free di Ornette Coleman. Di certo le jam dei gruppi californiani dell'epoca, sono allo stesso tempo il paragone più scontato e più sbagliato. Le dolci armonie vocali e le adamantine melodie celano poi ben altri sentimenti.

In Everybody Knows This is Nowhere serpeggia, sotto la brace dell'euforia, inquietudine, angoscia e tensione. Neil, solitario e scorbutico, inizia fin dall'album precedente a remare contro l'utopia hippy, all'ottimismo cieco di una generazione che è certa di poter cambiare il mondo e salvare l'umanità. Cominciano quindi a far capolino, in Young, lo scoramento e la malinconia, che presto con la morte di Whitten, si tramuteranno in nera depressione. Già prima della parabola autodistruttiva del suo sodale, prima dell'abuso d'eroina, della dipendenza accecante e del doloroso epilogo del suo compagno di avventura, Neil Young inserisce nei suoi brani qualcosa di torvo e cupo, in sintonia con il nichilismo della nascente scena proto-punk di Detroit. Con Stooges e Mc5, non ha elementi di contatto solo dal punto di vista umorale ma anche sotto l'aspetto squisitamente sonoro e distorsivo.

La musica dei Crazy Horse mantiene infatti, negli anni della psichedelia più acida, una matrice garage e minimale che si sposa in modo estremamente naturale ad una lettura fluida e avvolgente del nascente hard rock. Forse solo Lou Reed e Jimi Hendrix, nella seconda metà degli anni '60, sono stati responsabili di una ricerca analoga e ugualmente importante e influente sulle generazioni successive e tra esse su quella del grunge. Non a caso, proprio all'irripetibile esperienza del primo album dei Crazy Horse, sembrano ricollegarsi i Mudhoney di Every Good Boy Deserves Fudge, fin dall'enigmatico titolo del lavoro. La deragliante coda strumentale di "Cinnamon Girl" viene riproposta così ad inizio "Broken Hand", come a voler mettere in chiaro la filiazione, a intrecciare nuovamente un discorso interrotto. Neil Young è l'antenato al quale rendere omaggio in modo chiaro e palese. 

"Broken Hands" come "Cinnamon Girl" è una canzone d'amore onirica e sfuocata. Ma l'aspetto testuale rappresenta senza dubbio l'affinità minore. I due chitarristi dei Mudhoney, dopo "Come to Mind" nell'album precedente, riprovano a prendere a modello il chitarrismo del maestro. In questo proposito, Steve Turner dichiara di apprezzare la scioltezza dei soli dei Crazy HorseMark Arm il fatto che spesso siano realizzati con una sola nota ripetuta. Arm e Turner guardano quindi, in "Broken Hands" e nel resto dell'LP, all'incrocio di manici di Young e Whitten come ad un testo sacro. I Mudhoney, gettate le basi del grunge con un EP celebrativo di due pedali fuzz dell'epoca d'oro, il Big Muff e il Super Fuzz, rendono solida l'architettura del genere impiegando come pilastri, architravi e assi portanti elementi della tradizione e in particolar modo del loro principale padre spirituale.

La musica del chitarrista canadese svolge, per la generazione grunge, il ruolo di anello di congiunzione tra il garage e l'hard-rock, tra gli Stooges e i Black Sabbath, gli Mc5 e i Blue Cheer. Se ad inizio anni '80 tutto era incominciato con un revival garage, nella seconda parte del decennio, con i Dinosaur Jr. in testa, si allungano i capelli e gli assoli. Rispetto al punk del '77, a Ramones e Sex Pistols, le band della scena di Seattle, recuperano quindi elementi dell'altra sponda del rock. E se alcuni artisti si rifanno maggiormente al pirotecnico zeppelinismo, i Mudhoney e Nirvana si ispirano, in quel versante, allo stoner/doom di Leigh Stephens e Tony Iommi per poi affondare le radici nella musica garage più secca e incalzante. In questa biforcazione del grunge, Neil Young rappresenta la forza unificatrice della classicità, necessaria per approcciare la componente hard con gusto e contenutezza.

 

 

 

Nel Young pubblica "Cinnamon Girl" in Everybody Knows This Is Nowhere del 1969 e come singolo nel 1970: "Cinnamon Girl/Sugar Mountain". I Mudhoney pubblicano "Broken Hands" in Every Good Boy Deserves Fudge nel 1991. L'intro di "Broken Hands" è la fedele riproposizione dell'outro di "Cinnamon Girl".

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