The Unique Sound of the Psaltery: Bob Stewart ricostruisce il salterio e lo abbina ai sintetizzatori

The Unique Sound of the Psaltery: Bob Stewart ricostruisce il salterio e lo abbina ai sintetizzatori

Bob Stewart, all’anagrafe Robert John Stewart, è un musicista e scrittore di Edimburgo, figlio di padre scozzese delle Western Highlands e di madre gallese della Gower Peninsula. Stweart viene iniziato all’ascolto grazie ai canti tradizionali interpretati dai suoi familiari con l’accompagnamento dell’arpa e si interessa fin dalla giovane età alla cultura irrazionale. Allievo del cabalista W.G. Gray e dell’occultista Alfred Ronald Heaver, estimatore dell’astrologa Roberta Gray e della poetessa Kathleen Raine, collaboratore degli esoteristi Patricia e Arnold Crowther e dell’esorcista Gareth Knight, Stewart compie tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio dei ‘70 un profondo percorso spirituale in abbinamento ad un’accurata ricerca musicale. Divenuto esperto di strumenti antichi e miti celtici, con il passare del tempo accosta alla chitarra acustica i cordofoni della tradizione britannica. Si esibisce nei club di Bristol, in special modo al Bristol Ballads and Blues e al Troubadour, con i cantanti Kelvin Henderson, Fred Wedlock, Graham Kilsby, Paul Evans e Albert Lightfoot. La prima esperienza in studio consiste nella collaborazione con il cantautore Keith Christmas in Fable of the Wings del 1970 e Pigmy del 1971. Stewart è accreditato all’autoharp nel primo disco e alla cetera nel secondo ma in realtà in Fable of the Wings suona un salterio rettangolare a 73 corde di sua invenzione, costruito ad imitazione dell’antico cordofono della tradizione ebraica ma con caratteristiche tecniche e sistema d’accordatura originali.

Nel 1971 Stewart suona il salterio, la concertina, la fisarmonica diatonica e il mandolino nel disco Men and the Sea uscito a nome Stan Hugill and the Folk Tradition per iniziativa del City Museum Bristol. Inizialmente i pezzi dell’album sono infatti pensati come musica di sottofondo per una mostra sull’archeologia marina del museo della città. In questa fase della sua carriera, Stewart viene notato dal produttore Kevin Daly impiegato per una casa discografica sussidiaria della Decca, l’etichetta Argo. Nel 1973 il contatto con il tecnico dà i suoi primi risultati e il musicista collabora con il cantautore Cyril Tawney per l’incisione dell’LP I Will Give My Love: in questo caso Stewart viene accreditato al dulcimer ma con questa definizione generica si intende il salterio a 73 corde. Nello stesso anno si occupa del commento sonoro della cerimonia Rollright Ritual del suo maestro spirituale W.G. Gray e ne realizza una cassetta prodotta dall’Helios Occult Cassette Club, con alcune canzoni originali e altre tradizionali. Nel 1974 compone il tema musicale per l’audio-libro “The Hobbit”, lettura dell’opera di J. R. R. Tolkien da parte di Nicol Williamson e suona il salterio nel brano ”One Night As I Lay On My Med” da Adieu to Old England di Shirley Collins. Dopo aver fondato l’Avon Touring Theatre, debutta discograficamente in proprio con The Unique Sound of the Psaltery: il disco inciso agli Argo Studios di Londra è composto da materiale autografo e popolare, in una strana commistione tra un’ascendenza tradizionalista e una vocazione alla modernità.

Il disco viene concepito come lavoro dimostrativo del salterio, nell’ambito di una serie di album dedicati all’appalachian dulcimer, sitar indiano e chitarra flamenco. Oltre al salterio, nell’LP Stewart si cimenta alla chitarra, alla cetera e al flagioletto e si lascia affiancare da alcuni collaboratori: Alistair Anderson, già suonatore di concertina per il gruppo di northumbrian folk High Level Ranters e in dischi a proprio nome, e gli sconosciuti Janet e Lee James ai sintetizzatori. La produzione e l’ingegneria del suono sono invece affidati al tecnico Kevin Daly e al compositore Chris Hazell. Paradossalmente il ruolo più rilevante tra i turnisti risulta essere quello ricoperto dai due James: il matrimonio tra elettronica moderna e antica liuteria è infatti il tratto più significativo dell’opera. Il protagonista indiscusso dell’LP resta tuttavia il salterio di Stewart, strumento allo stesso tempo antichissimo e innovativo. Se il connubio tra nuove tecnologie e suoni antichi colloca il disco in una terra di mezzo tra il folk psichedelico e la new age, l’importanza rilevata allo strano strumento concede all’opera un’aurea particolare. The Unique Sound of the Psaltery non è un album artisticamente memorabile ma vanta quindi il doppio primato storico di primo album di folk inglese con il salterio e di prima contaminazione nella storia dell’antico cordofono con l’elettronica. Solo in America, tra autoharp e dulcimer, il salterio ha una certa diffusione, in ambiti diversissimi tra loro come la musica d’avanguardia di Lou Harrison e il folk di Fiddler Beers.

Nella scena inglese l’autoharp e il dulcimer, nelle due versioni hammered e appalachian, hanno una diffusione molto esigua e il salterio è impiegato ancora più raramente. Forse gli unici dischi, di ambito anglo-scoto-irlandese, paragonabili a The Unique Sound of the Psaltery di Bob Stewart sono una coppia di LP di matrice folk del medesimo periodo, The Gentle Sound of the Dulcimer di Roger Nicholson e A Is For Andrew, Z Is For Zither di Andrew Cronshaw. Il primo per dulcimer appalachiano e il secondo per cetra tedesca, i due lavori del 1974 preservano un elemento fortemente tradizionale. Come il disco di Nicholson, The Unique Sound of the Psaltery si colloca all’interno della serie di LP a scopo dimostrativo della Argo ma più del disco di Cronshaw, contenente la traccia marcatamente sperimentale “Peristalsis”, si apre alla commistione tra spirito archeologico e tendenza futurista. Il limite di Stewart è quello di utilizzare suoni inediti e originali per creare brani impalpabili ed eterei senza riuscire a plasmare una nuova strada. La musica strumentale di The Unique Sound of the Psaltery sembra una buona sonorizzazione di un film o di uno spettacolo ma non riesce ad assumere una consistenza rilevante. L’operazione rimane quindi un buono spunto purtroppo lasciato interrotto o peggio proseguito altrove, in ossequio ad un certo spirito new age e in bilico tra banalizzazione e cattivo gusto. Il debutto di Stewart, pur non raggiungendo vette autoriali, resta però in un interessante equilibrio, tra revivalismo e sperimentazione.

Bob Stewart pubblica The Unique Sound of the Psaltery nel 1974 per l’etichetta Argo. Il disco viene erroneamente considerato un disco del 1975 ma nel volume Bristol Folk di Mark Jones, dal quale sono attinte molte informazioni impiegate inquesto articolo, è chiarita la questione della datazione.

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