L'ossessione di Dalì per l'Angelus di Millet

L'ossessione di Dalì per l'Angelus di Millet

Salvador Dalì era ossessionato dall'Angelus di Millet. Il dipinto raffigura un uomo e una donna che pregano in un campo, di fronte ad una cesta. Niente di straordinario, ma Salvador Dalì, da quando ne ha una visione nel 1932, lo considera "l'opera pittorica più inquietante, più enigmatica, più densa, più ricca di pensieri inconsci che sia mai esistita". Nel 1938 scrive Il mito tragico dell'Angelus di Millet, un libro in cui spiega la sua teoria: Millet ha cambiato idea in corso d'opera. All'inizio il quadro avrebbe dovuto rappresentare la sepoltura di una piccola bara, con il figlio dei due contadini. Poi Millet, per un inspiegabile ripensamento, avrebbe coperto la bara con la raffigurazione di una cesta. Dalì ne è certo e nel 1963 convince il Louvre a fare una radiografia al quadro. I raggi X rivelano la presenza di un parallelepipedo sotto la cesta: per Dalì è la prova della veridicità della sua teoria. Secondo alcuni critici, invece, è solo un disegno preparatorio. Eppure Dalì non può avere torto e non si può mettere in dubbio la bontà del metodo paranoico-critico. Le allucinazioni deliranti e paranoiche, se razionalizzate, ci raccontano la verità.

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